Tutto quello che ho scritto qui è quello che qualunque mamma potrebbe raccontare: giovane o più matura, al primo parto oppure pluripara, in piena salute..
Nulla di quello che ho scritto può essere deciso a tavolino: quando una cosa inizia a non girare è già miracoloso riuscire ad arrivare alla fine. Non lo scrivo per sembrare speciale, ma per condividere come la vita metta ognuna di noi davanti a delle prove da superare.
Spinta dal desiderio di avere una figlia, rimanere incinta è stato un  percorso difficile, stancante.. dopo 1 anno di tentativi, ci siamo fatti aiutare e questa scelta mi ha portato per 6 mesi a fare 4 iniezioni al giorno di ormoni vari, più progesterone, cortisone e non so più neanche cosa…
Appena partita ero spaventata, ma al settimo cielo, la mia gravidanza inizialmente era gemellare (ovvio… con tutto quello che avevo fatto…)… purtroppo alla 16° settimana abbiamo perso una delle due bimbe…
A Marzo, a causa dello scoppio della pandemia di Covid19, il parto è stato anticipato di circa 20 giorni (ed io non ero per nulla pronta fisicamente con la mia bella pancia alta) e questo mi ha portata dopo 14 ore di travaglio indotto da vari gel, da ossitocina, da stimolazioni di tutti i tipi, a dover affrontare un cesareo d’urgenza perché Alice rischiava di non nascere…
Anche il post partum è stato lungo e difficile: a livello fisico in primis con il mio taglio a T, ma soprattutto a livello mentale perché prima del parto pensavo che sarei tornata presto a “me stessa”, sotto tutti i punti di vista… e invece, a 10 mesi di distanza ci sto ancora lavorando.
In questa occasione mi sono ricordata ancora una volta che cosa significa essere donna e come siamo predisposte ad affrontare questo e anche di più: la forza nel lottare e la capacità di rialzarci sono tra le qualità innate che abbiamo e che ci contraddistinguono.

La storia appena raccontata è quella della nascita della mia terza figlia. ( quindi per me non é stata la “prima volta”). Di età diversissime, le mie tre ragazze mi impegnano in modo diverso, oltre al lavoro ovviamente.
È un gioco ad incastro in cui noi donne abbiamo la predisposizione a farlo funzionare perfettamente: ma noi? Che fine facciamo?
So perfettamente che cosa significa non avere voglia, non avere la forza, preferire lasciarsi andare ( “dai solo per questa volta”..), non volere punto e basta. Ma questo non siamo noi: più o meno lungo che sia, questo momento è di transizione. Una volta che il “puzzle” viene messo a posto, che tutti i pezzi o quasi vengono messi al loro posto, torna la voglia di essere.
Ed io sono una sportiva. Pura. Al 100%.
Ed ecco che mi ritrovo al mattino presto o la sera tardissimo o durante il pisolino di Alice, ad organizzarmi per andare a correre o per fare dei workout. Nessuno mi obbliga, ma é un mio desiderio, una mia esigenza, un mio modo di sentirmi bene con me stessa. Mentre la fatica di un allenamento si impadronisce del mio corpo, la mente si libera, si svuota ed io torno ad essere libera. Libera di essere selvaggia, di essere forte, di essere pazza, di essere irragionevole e senza pensieri. Libera di esagerare, di mettermi in gioco, di sentirmi bella… infinitamente bella. Libera di stancarmi, di quella stanchezza che non riesci più a muovere le gambe, ma che ti riempie di endorfine e tu ti senti carica come se avessi bevuto due thermos di caffè. 44 anni ma quando faccio sport mi sento una ragazzina.
Certo, le prestazioni sono diverse da 20 anni fa, ma le sensazioni sono le stesse: quelle di mettermi degli obiettivi, che alle volte che sembrano irraggiungibili, e poi crederci fino in fondo.
Chiudo gli occhi mentre corro: sento il mio respiro, immagino il nulla e assaporo le sensazioni che il vento mi lascia sul viso.. riapro gli occhi e vedo Alice con le sorelle che ridono e giocano…richiudo gli occhi… sento le gambe che girano, il cuore che batte più forte, il terreno sotto la suola delle scarpe. Li riapro.
Sono a casa. Ora entro e torno a essere mamma, moglie, Sara.. ma io non vedo differenza tra quello che sono sempre e quello che sono quando corro. La fatica, le rinunce, le scelte, il percorso, gli obiettivi , le emozioni sono gli stessi, fanno parte di quello che sono.
Ciò che una donna può fare a 44 anni o a 20 anni è la stessa: la potenzialità di essere il “tutto” per qualcuno, la tenacia, la dolcezza, l’amore infinito, la costanza, la forza incredibile che tutte noi abbiamo ci rende semplicemente uniche.
E lo sport o meglio per me la corsa, me lo ricorda ogni volta che esco di casa.
Ecco perché scelgo di farlo: per ricordare a me stessa di come sia capace di superare la fatica di un allenamento, di come sia bello avercela fatta e di come non ci sia un traguardo definito, ma ogni volta è una sfida sempre nuova.

Quante cose si possono capire guardando il movimento dei piedi da una prospettiva diversa!

Pensiamo tanto a correre, ma troppo poco a “tutto il resto”. Sì certo parliamo e tanto di scarpe (magari anche di calze), parliamo di esercizi, parliamo di dieta, di flessibilità, ma dei piedi?

Vi ricordate la frase di un famoso spot: 

“la potenza é nulla senza controllo?”

Sappiamo che i nostri piedi sono una delle parti fondamentali per poter correre bene e, attenzione, ho detto volutamente i nostri piedi e non il nostro appoggio; peccato che a loro non ci pensiamo mai o forse ci pensiamo poco.

Non parlo solo della cura estetica del piede ma anche del suo “allenamento”. 

Abbiamo sentito parlare anche di propriocezione (ovvero la capacità di percepire e riconoscere la posizione del corpo nello spazio senza il supporto della vista), certo fondamentale per imparare a saper leggere e sentire il corpo, sentirlo “tuo” in ogni momento, soprattutto quando si esegue un movimento complesso come la corsa… discorso che include ovviamente anche come mettiamo i piedi per terra e di come le scarpe ci possono aiutare… 

Ma così torniamo alla mia domanda precedente: avete mai pensato ai vostri piedi?

Una delle prime emozioni che due neo genitori provano, oltre a quella della prima parola detta dal loro bimbo, è quella del primo passo.

Il primo passo di un neonato, che sia fatto in inverno o d’estate, avviene a piedi nudi. Con la calze se vogliamo, ma rigorosamente senza scarpe. Perché?

Perché il bambino ha bisogno di sentire il pavimento per poter capire come appoggiare il piede, e ovviamente le prime volte non lo appoggerà perfettamente: magari avrà le dita chiuse oppure l’appoggio sarà fatto con la parte esterna del piede, e ci vorrà un pò prima che usi bene la zona della pianta… Ma quando lo farà inizierà a correre.

E quindi ve lo richiedo: avete mai pensato ai vostri piedi? Avete mai provato davvero a camminare a piedi nudi? A sentire come il piede si appoggia al pavimento? A rullare dal tallone alla punta camminando? A camminare in punta di piedi? A muovere su e giù e poi in modo circolare una pallina da tennis sotto l’arcata plantare mentre siete seduti? Ad allargare le dita sul pavimento stando in piedi?

No?

Provate a farlo. Iniziate a sentire che cosa vi racconta il vostro piede, così, nudo e senza protezioni. Che cosa vi dice del pavimento e che cosa vi dice di voi. E poi, quando avrete un pò di confidenza, provate ad ascoltarlo mentre è chiuso nella scarpa da corsa e magari state camminando o correndo… provate a correre ed imporvi  di allargare le dita dei piedi: la vostra falcata si alleggerirà.

Allenate i vostri piedi: sapranno dirvi meglio con quali scarpe si sentono a loro agio, e vi accorgerete di come vi sentirete diversi, più consapevoli di voi, del vostro movimento, della vostra forza e della vostra stabilità.

Quando giocavo a volley il mio allenatore prima di ogni partita ci faceva il riassunto degli schemi e del gioco avversario.Poi, dopo avermi guardata in faccia per tutto il tempo, si avvicinava a me e a bassa voce, ma non troppo, mi diceva:«Sara, quando arriva la palla tu tira forte… Per il resto… “click”!» e mi faceva il segno con la mano di spegnere il cervello.

CLICK

Alle volte mi presento il giorno della gara con l’intento di divertirmi: sono quasi 2 anni che alleno e ovviamente la gara diventa, per molti, il momento di mettersi in gioco spesso divertendosi. Immaginate la partenza di una gara: tutti accalcati, chi con il gps in mano pronto a farlo partire appena ci si muove, chi invece fa foto, chi si regola gli auricolari per la musica e chi invece continua a scherzare e parlare con gli altri. Eccoci. Pronti… VIA! Il primo km per me è sempre sempre sempre (l’ho detto “sempre”?) di riscaldamento: non smetto di chiacchierare, corro storta, quasi a rallentatore, come se l’energia avesse abbandonato il mio corpo e quindi fossi costretta ad usare la testa per ricordarmi come ci si muove. E poi…

CLICK

Alle volte la testa si spegne. Il corpo prende il sopravvento.Tutto quello che mi ero preparata lo dimentico in un istante. Mi rendo conto che in quel momento correre è esattamente come respirare: non lo faccio apposta, non lo comando. Il mio corpo è un tutt’uno, non esiste la sensazione alle gambe o alle braccia: tutto si muove in sincronia, in armonia…fluidamente. Ed è in questa sensazione di leggerezza che mi accorgo che i km passano, che non sono stanca e che sto accelerando. Questo mio stato fisico, più che mentale, fa sì che alcune gare, come la Digital Run a cui ho partecipato qualche settimana fa a Milano, si trasformino da una gara che in partenza doveva essere “ma sì corriamo tutti insieme” a un momento di totale automatismo in cui ritrovo il massimo delle mie capacità. (in questo caso poi la gara aiuta molto a trovare la velocità permettendo di mettersi in gioco ogni km dei 10 del percorso)

CLICK

Senza pensieri, senza regole, senza limiti. Adrenalina pura.

CLICK

E poi arrivo al traguardo e spengo il gps. E arriva il sorriso. Riprendo coscienza delle gambe, del battito accelerato del cuore, del freddo o del caldo, ma l’adrenalina non cala. E la sensazione di aver fatto bene, di essere soddisfatta, rimane per un po’.. così come la presa di coscienza ogni giorno di più che questo sport ormai fa parte di me e poter condividere con qualcuno questa passione è una soddisfazione incredibile.

Fatemi sapere che cosa invece accade a voi!

Trovate l’articolo anche su ENDUMag.

Eccoci  di nuovo qui, in collaborazione con Endumag!!

Un altro articolo a cui tengo molto: vi siete mai sentiti in colpa perchè ritagliate un momento della giornata solo per voi?

Ecco come mi sento alle volte quando mi devo allenare: “quel momento…”

Buona lettura!

 

Sara

 

Da questa settimana si ritorna a correre con il gruppo corsa del mercoledì (dalle 20 alle 21 presso il Campo XXV Aprile) e dalla settimana prossima ritornano le lezioni tra cui quella del lunedì di cardio walk dalle 19 alle 20 (con partenza Via Solari 11 a Milano).
E… ricominciamo alla grande anche con un articolo su Endumag: “ansia da prestazione”.

Un grazie speciale allo staff di questo bellissimo magazine on line con tantissime curiosità, notizie e storie!
Inoltre quest’anno avremo la possibilità di collaborare con loro per alcuni eventi podistici: quindi che altro?

Vi aspettiamo agli allenamenti!!!

5, 4, 3, 2, 1! Si spengono le luci rosse dei semafori e proprio come in una gara di F1 si parte! Inizia la MPR2017! Sulle note di Despacito runners di tutte le età scattano al via. Abbiamo la fortuna di essere in prima fila. Accanto a noi le Monache di Monza, la Banda Bassotti, il grande Gigi Sammarchi del duo Gigi e Andrea e tanti altri runners in maschera. Alle nostre spalle oltre 1.000 corridori scatenati.

 L’entusiasmo è negli occhi di tutti. Ventuno ostacoli ci attendono e non vediamo l’ora di scoprire quale sia il primo. Lasciamo il centro di Villasanta e dopo pochi km davanti a noi, verde e immenso, si apre il Parco di Monza. Ed ecco il primo ostacolo! Delle enormi balle di fieno su cui correre. I numerosi volontari della LELE Forever ci guardano divertiti. Mega salto e via! Si riprende con la corsa. Da lontano vediamo un gruppo di runners in fila per il secondo ostacolo! Delle scalette blu in movimento.

 Immersi tra grandi prati corriamo godendo del meraviglioso panorama. È una splendida giornata di sole, 31 gradi e il caldo inizia a farsi sentire. Ma ecco che in lontananza si scorge un’oasi! Si tratta dell’ostacolo più divertente della gara: un intreccio di corde elastiche, legate a dei secchielli pieni di acqua ghiacciata. È necessario districarsi tra le corde per avanzare, ma tirando la corda sbagliata…SPLASH! Doccia gelata! Bagnatissimi e rigenerati riprendiamo a correre fino a raggiungere l’autodromo. Correre in pista è davvero sensazionale. Immaginarsi le F1 sfrecciare proprio lì, con i più grandi piloti del mondo, dà una carica adrenalinica.

Gli ostacoli della pista regalano emozioni: un percorso militare, una rampa parabolica (la sopraelevata) da oltrepassare e tanto altro. Correndo torniamo nel parco. Ci addentriamo tra gli alberi, saltiamo pozzanghere di fango e le enormi radici degli alberi secolari. Continuiamo a correre e improvvisamente ci troviamo davanti una montagna enorme fatta di balle di fieno! È davvero altissima, ma arrivati in cima la visuale è stupenda. Scendiamo giù senza cadere e via! Si ricomincia a correre. Siamo ormai a metà percorso e la voglia di sapere quali siano gli ostacoli successivi è tantissima. I volontari, pronti ad offrirci bicchieri d’acqua fresca, ci raccomandano di tenere duro perchè gli ostacoli diventeranno sempre più impegnativi. Motivo in più per ripartire con maggiore grinta! Oltrepassiamo un tunnel pieno di schiuma e una serie di altri divertentissimi ostacoli. Torniamo in città, in tantissimi fanno il tifo per noi. D’un tratto ci troviamo davanti una coloratissima rampa da skate: la pendenza è tale da farla sembrare quasi una parete. Prendiamo la rincorsa e via! Si supera anche la rampa apparentemente impossibile! Continuiamo a correre ed eccolì là: tre salti dritti nel fango! Dopo pochi metri superiamo una grande rete elastica e ci troviamo in cima allo scivolo, che segna ormai la fine di questa corsa fantastica, esilarante e piena di sorprese.

 La gioia all’arrivo è tantissima. Bagnati fradici e con le scarpe piene di fango andiamo a ritirare la nostra medaglia fieri di aver percorso i 12 km più divertenti di sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 4 giugno ore 9.30. L’altoparlante scandisce il countdown prima della partenza… Tutto come sempre…

Ma se facciamo un passo indietro di qualche minuto, ci accorgiamo che oggi tutto questo ha un sapore diverso. Oggi si correrà nel bello.

Normalmente negli attimi che precedono il via di una maratona, percepisci il silenzio e il respiro del vicino, lo sguardo serio, concentrato, chi verso il suolo chi avanti a sè. Mesi di preparazione, un personal best da inseguire, una tensione che ti penetra nella pelle. La maratona richiede rispetto.

Oggi no, nonostante i 30km ricchi di difficoltà che andremo ad affrontare, i volti sono distesi, si sorride, si parla, si assapora l’aria frizzante della montagna. Siamo tutti campioni oggi qui a Cortina, ma un solo consiglio ci si scambia tutti insieme….partire piano e godersi il paesaggio!

Sì perchè i 30km che andremo a correre oggi saranno interamente nella natura, la strada sterrata che una volta accoglieva la ferrovia tra Cortina e Dobbiaco, tra prati, ruscelli di montagna, laghi incantati e lo spettacolo immortale delle dolomiti.

Come si fa a guardare il cronometro, a fare calcoli del ritmo quando a fianco a noi scorre uno spettacolo così maestoso.

Così inizia questa avventura  in cui ci siamo imposti di godere del bello della corsa.  Un’avventura iniziata il giorno precedente  in cui non abbiamo potuto fare a meno di  ascoltare i consigli degli esperti e di buttare l’occhio dall’autobus sul percorso che ci aspetta….i primi 14km sono in salita (tutti): si parte da 1260mt di Cortina per salire a Passo Cima Banche circa 1570mt dove si scollina e poi giù fino a Dobbiaco. Pur non volendoci pensare le gambe iniziano a fare male  al solo pensiero mentre gli occhi guardano la strada. E un unico imperativo inizia a ripetersi in mente….Partire piano!

Eppure la sera era trascorsa come tutte le altre vigilie: i runner che affollano i ristoranti tipici  che propongono ogni specialità del luogo, in cerca di un piatto di pasta in bianco, la colazione all’alba con la cameriera dell’hotel che invano cerca di proporre brioches ai runner che si gettano su pane tostato e marmellata.

E come ogni volta il sacro rito della sistemazione del pettorale sulla maglietta  prima di andare a dormire.

Anche domani si correrà con la maglietta NEVER GIVE UP running.  Il coach me l’ha ricordato anche questa volta. Porta la maglietta sulle dolomiti e poi raccontaci la tua corsa….e domani “spacca”.

Già “spacca”…però le gambe sono le mie e la salita è tanta ed è prevista pioggia lungo il percorso…è già tanto se non MI “spacco”…..

Poco tempo per pensare… la musica in sottofondo si alza vibrante  al colpo di pistola del “via” e andiamo….le note del Gladiatore ci accompagnano in questa nuova avventura.

La salita è tanta e mi ripeto “Calma, vai piano”… i km passano e così lo splendido paesaggio: gallerie scavate nella roccia, ponti sospesi, un torrente dalle acque cristalline, il passo cima Banche il punto più alto e lo sconfinamento dal Veneto all’Alto Adige; è finita la salita ora giù a capofitto in discesa, guardo per la prima volta il garmin 4’20” al km…..domani avrò le gambe a pezzi; ecco  il lago di Landro e……Le Tre Cime di Lavaredo; siamo qui per loro oggi ma purtroppo le nuvole le avvolgono ed il goffo tentativo di trasmettere una diretta Facebook per gli amici del gruppo, si rivela disastroso per l’assenza di segnale. Siamo al 20km; poi ancora strada e al 27 km il Lago di Dobbiaco.

Stiamo per giungere al traguardo accolti dal calore di molte persone che hanno accompagnato gli oltre 4.000 partecipanti.

30km volati senza quasi accorgersene tanto siamo stati immersi nel bello! Vien voglia quasi di ripartire, anche se le gambe non sono così d’accordo.

Giusto in tempo, si scatena un gran temporale, il pensiero va a tutti coloro che sono ancora sul tracciato. Ma anche questo fa parte della montagna.

Così risaliamo sulla navetta che a ritroso ci riporta a Cortina, noi e la nostra maglietta di Never Give Up running con la certezza di aver vissuto una esperienza nuova, intensa e particolare con il sorriso che solo la natura è in grado di suscitare.

Pronti, domani, per una nuova avventura da vivere e da raccontare.

 

 

 

                                                                                                                                            

Ivana. Ho conosciuto Ivana tramite i giornali e internet quasi 3 anni fa. 

Mi sono chiesta da subito come potesse una donna far combaciare gli impegni familiari con la corsa… o meglio quel tipo di corsa che Ivana ama praticare: in 21 volte Donna abbiamo visto Ivana intenta a correre 21 mezze maratone di fila, in Rexist Run invece Ivana ha attraversato l’Italia settentrionale da ovest ad est percorrendo 700km in 8 giorni, poi nel 2016 l’abbiamo seguita in 909 km fatti  in 12 giorni da Milano a Bruxelles (tutte sfide fatte con finalità benefiche).

Ecco quindi mi chiedevo: “ma come fa?”   Io faccio fatica ad incastrare i miei “allenamenti” (che confronto ai suoi non so neanche se posso chiamarli così!) con gli impegni di lavoro, le bambine, la scuola, cucinare e la casa!!

Per me è rimasto un mistero per quasi tre anni. Poi un giorno ho avuto la fortuna di conoscerla di persona.

Un’ora passata insieme a pranzo in cui non riuscivo a non fissarla da quanto è bella. Un’ora passata insieme in cui lei chiedeva a me che cosa facessi nella vita, mentre ero io quella che aveva mille domande da fare…

Dopo questo incontro ammetto che ero confusa. Abbiamo parlato di figli (tra l’altro abbiamo scelto lo stesso nome per una delle nostre due figlie), di vita, di trascorsi… e pochissimo di corsa.  Continuavo a chiedermi come fosse possibile che si svegliasse tutti i giorni al mattino alle 5.30 per andare a correre, tornasse a casa per dedicarsi al risveglio della famiglia e, dopo aver portato a scuola i figli (ne ha 3), andasse anche a lavorare (Ivana insegna ai giovani che cosa significa “allenarsi per il futuro” in un progetto di alternanza scuola – lavoro). Inoltre mentre parlavamo, lei (oltre che bellissima e lo dico ancora una volta) era serena, solare, quasi rilassata e per nulla stanca.

Il mio stato confusionale nei suoi confronti è durato così per quasi tre settimane. Il 15 maggio Ivana mi invita alla conferenza stampa per il suo nuovo progetto: la White Ultra Run. (seguite questa avventura sulla sua pagina Facebook)

Contenta di rivederla, dell’invito (in fondo è stata la mia prima conferenza stampa), della giornata di sole… mi presento alla Canottieri Milano, con un blocchetto di appunti pieno di domande.

Ad aspettarla c’erano giornalisti, personaggi dello sport, atleti, amici e il suo Team.

La White Ultra Run sarà una nuova avventura che partirà il 31 maggio da Chamonix per arrivare a fare, senza interruzioni, 330 km con 8800 mt di dislivello, entro 90 ore. La corsa sarà attorno al Monte Bianco, partenza e arrivo quindi a Chamonix (come per la celebre Ultra Trail du Mont Blanc) ma il percorso scelto da lei sarà interamente su strada (come il Tour du Mont Blanc). Una corsa mai fatta prima.

Ivana ne parla. Spiega che per una volta vuole fare una gara per se stessa, per mettersi in gioco come atleta. Racconta come mangerà e dormirà (al massimo 1,5 ore di pausa quando sarà stanca o quando verrà stabilito dai medici che la seguiranno. In questa pausa si laverà, mangerà e dormirà).

Ci spiega come farà a gestire la privazione del sonno, l’alimentazione (lei non ama gli integratori). Ci spiega che il suo Team si dividerà in 2 gruppi che si alterneranno ogni 8 ore seguendola in camper: medico, fisioterapista, tecnico. Ci parla delle scarpe e dell’abbigliamento. Ci parla di resilienza, dell’amore per la montagna, del freddo che ci sarà di notte, della sana follia che la contraddistingue, del limite fisico e mentale a cui andrà incontro.

Parla, risponde alle domande, sorride.

Finita la conferenza stampa, le rubo 2 minuti per salutarla e farmi promettere che quando tornerà verrà a correre con il nostro gruppo Never Give Up running e poi scappo.

Scappo letteralmente. Ho bisogno di pensare a quello che ho sentito ed ho visto. La forza di Ivana è qualcosa di inspiegabile, di grande, di tangibile.

Avrei voluto chiederle ancora una volta il perchè di una sfida così al limite… Ho chiuso gli occhi e il pensiero è tornato ad Ivana mentre lo raccontava durante l’intervista.

Non sono state le sue parole a toccarmi… erano i suoi occhi, il suo modo di essere, il suo forte desiderio di essere già lì a correre.

Quando si è vicini a qualcuno di così coinvolgente, si ha paura, ma allo stesso tempo si rimane affascinati da tale forza. Ivana è così: una forza della natura. Una super donna. Una bellissima creazione, in cui femminilità, amore per lo sport estremo, resilienza e grande senso della famiglia convivono ora alternandosi ora fondendosi insieme.

Forza Ivana! Sappi che anche noi ti seguiremo!!! Ora è il momento di fare ancora l’atleta… e chissà se sarà davvero l’ultima volta.

 

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La Mezza di Bucci: è una gara da fare. 

Quest’anno, per la prima volta, gli organizzatori hanno deciso di cambiare data ed anticipare la gara da Settembre a Maggio. Una scelta che avrebbe potuto portare ad un cambio in negativo: maggio è un periodo pieno di gare, pieno di impegni di lavoro pre estate, pieno di feste, di recite, di compleanni e di altri appuntamenti di fine anno scolatisco e perchè no.. l’inizio del periodo estivo che porta spesso a fare week end fuori porta.

Invece è stata una giornata perfetta. 

Il tempo bellissimo, dopo 2 settimane di pioggia, ci ha ricordato come possa essere bella la zona di Buccinasco quando è primavera inoltrata. Arrivando al punto di ritrovo, abbiamo trovato tantissimi stand, la palestra attivissima per il deposito delle sacche, lo speaker (il mitico Paolo) già super impegnato nello spiegare che cosa stava accadendo e contemporaneamente pronto a salutare ogni atleta in arrivo.

C’era lo spazio con il buffet (acqua, the, frutta, biscotti..), la zona per farsi le foto insieme a Pisellozzo (grande Sergio!) e tutto attorno c’era aria di festa. Quel tipo di atmosfera che trovi quando, oltre ad una gara competitiva (che quest’anno aveva una partenza dedicata a parte), l’organizzazione decide di fare anche dei percorsi aperti a tutti: c’erano infatti la 5km, la 10km e i 17km.

Bambini, genitori, podisti alle “prime armi”, gruppi di amici, atleti: tutti insieme.

Correndo o camminando, non importa. 

Credo che l’obiettivo fosse far divertire, ma perchè sia un divertimento per tutti, quando in gioco ci sono così diversi obiettivi di chi partecipa, bisogna saperlo fare bene.

Su questo Verde Pisello group è stato un grande direttore d’orchestra: non è facile organizzare una giornata podistica dove chi vuole semplicemente passare una mattinata in compagnia facendo un po’ di sport, viene seguito nello stesso modo in cui si deve gestire un’atleta che magari è lì per fare il suo personal best in gara.

Per fare questo ci vuole sicuramente esperienza (e loro ne hanno tanta), ma anche cuore e tanta tanta voglia di dare il massimo.

Bisogna saper mettersi in gioco, e avere quella capacità di far coincidere professionalità e divertimento.

Tutti i ragazzi del gruppo di Verde Pisello hanno lavorato i giorni prima della gara e durante la gara: la loro presenza costante sul percorso, la loro attenzione nelle indicazioni da dare ai partecipanti, i sorrisi e gli incitamenti e soprattutto la velocità nel liberare le strade dalle transenne al passaggio degli ultimi atleti per non causare troppi disagi ai residenti.

Ma non dimentichiamo anche le ore passate a preparare i pacchi gara (diverse per le 4 tipologie di gara), a preparare i pettorali, a seguire le iscrizioni, soprattutto per le gare non competitive, che sono andate al sold out il venerdì perchè in tantissimi hanno deciso di partecipare.

Certo “le solite cose”, direte voi. Ma credetemi che quando si corre una gara con così tanti partecipanti, dove tutto fila liscio dal primo momento all’ultimo (in cui devi restituire il chip e prendere la sacca) e ti rendi conto che non hai avuto neanche per un secondo un intoppo, significa che era tutto perfetto.

Ovviamente è inutile dire che ci saremo anche il prossimo anno!

 

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