Monza Power Run 2017 di Elisabetta Montedoro

5, 4, 3, 2, 1! Si spengono le luci rosse dei semafori e proprio come in una gara di F1 si parte! Inizia la MPR2017! Sulle note di Despacito runners di tutte le età scattano al via. Abbiamo la fortuna di essere in prima fila. Accanto a noi le Monache di Monza, la Banda Bassotti, il grande Gigi Sammarchi del duo Gigi e Andrea e tanti altri runners in maschera. Alle nostre spalle oltre 1.000 corridori scatenati.

 L’entusiasmo è negli occhi di tutti. Ventuno ostacoli ci attendono e non vediamo l’ora di scoprire quale sia il primo. Lasciamo il centro di Villasanta e dopo pochi km davanti a noi, verde e immenso, si apre il Parco di Monza. Ed ecco il primo ostacolo! Delle enormi balle di fieno su cui correre. I numerosi volontari della LELE Forever ci guardano divertiti. Mega salto e via! Si riprende con la corsa. Da lontano vediamo un gruppo di runners in fila per il secondo ostacolo! Delle scalette blu in movimento.

 Immersi tra grandi prati corriamo godendo del meraviglioso panorama. È una splendida giornata di sole, 31 gradi e il caldo inizia a farsi sentire. Ma ecco che in lontananza si scorge un’oasi! Si tratta dell’ostacolo più divertente della gara: un intreccio di corde elastiche, legate a dei secchielli pieni di acqua ghiacciata. È necessario districarsi tra le corde per avanzare, ma tirando la corda sbagliata…SPLASH! Doccia gelata! Bagnatissimi e rigenerati riprendiamo a correre fino a raggiungere l’autodromo. Correre in pista è davvero sensazionale. Immaginarsi le F1 sfrecciare proprio lì, con i più grandi piloti del mondo, dà una carica adrenalinica.

Gli ostacoli della pista regalano emozioni: un percorso militare, una rampa parabolica (la sopraelevata) da oltrepassare e tanto altro. Correndo torniamo nel parco. Ci addentriamo tra gli alberi, saltiamo pozzanghere di fango e le enormi radici degli alberi secolari. Continuiamo a correre e improvvisamente ci troviamo davanti una montagna enorme fatta di balle di fieno! È davvero altissima, ma arrivati in cima la visuale è stupenda. Scendiamo giù senza cadere e via! Si ricomincia a correre. Siamo ormai a metà percorso e la voglia di sapere quali siano gli ostacoli successivi è tantissima. I volontari, pronti ad offrirci bicchieri d’acqua fresca, ci raccomandano di tenere duro perchè gli ostacoli diventeranno sempre più impegnativi. Motivo in più per ripartire con maggiore grinta! Oltrepassiamo un tunnel pieno di schiuma e una serie di altri divertentissimi ostacoli. Torniamo in città, in tantissimi fanno il tifo per noi. D’un tratto ci troviamo davanti una coloratissima rampa da skate: la pendenza è tale da farla sembrare quasi una parete. Prendiamo la rincorsa e via! Si supera anche la rampa apparentemente impossibile! Continuiamo a correre ed eccolì là: tre salti dritti nel fango! Dopo pochi metri superiamo una grande rete elastica e ci troviamo in cima allo scivolo, che segna ormai la fine di questa corsa fantastica, esilarante e piena di sorprese.

 La gioia all’arrivo è tantissima. Bagnati fradici e con le scarpe piene di fango andiamo a ritirare la nostra medaglia fieri di aver percorso i 12 km più divertenti di sempre.

 

 

 

 

 

 

 

 

La maglietta di Nevergiveup di corsa….sulle Dolomiti. (scritto da Carlo)

Domenica 4 giugno ore 9.30. L’altoparlante scandisce il countdown prima della partenza… Tutto come sempre…

Ma se facciamo un passo indietro di qualche minuto, ci accorgiamo che oggi tutto questo ha un sapore diverso. Oggi si correrà nel bello.

Normalmente negli attimi che precedono il via di una maratona, percepisci il silenzio e il respiro del vicino, lo sguardo serio, concentrato, chi verso il suolo chi avanti a sè. Mesi di preparazione, un personal best da inseguire, una tensione che ti penetra nella pelle. La maratona richiede rispetto.

Oggi no, nonostante i 30km ricchi di difficoltà che andremo ad affrontare, i volti sono distesi, si sorride, si parla, si assapora l’aria frizzante della montagna. Siamo tutti campioni oggi qui a Cortina, ma un solo consiglio ci si scambia tutti insieme….partire piano e godersi il paesaggio!

Sì perchè i 30km che andremo a correre oggi saranno interamente nella natura, la strada sterrata che una volta accoglieva la ferrovia tra Cortina e Dobbiaco, tra prati, ruscelli di montagna, laghi incantati e lo spettacolo immortale delle dolomiti.

Come si fa a guardare il cronometro, a fare calcoli del ritmo quando a fianco a noi scorre uno spettacolo così maestoso.

Così inizia questa avventura  in cui ci siamo imposti di godere del bello della corsa.  Un’avventura iniziata il giorno precedente  in cui non abbiamo potuto fare a meno di  ascoltare i consigli degli esperti e di buttare l’occhio dall’autobus sul percorso che ci aspetta….i primi 14km sono in salita (tutti): si parte da 1260mt di Cortina per salire a Passo Cima Banche circa 1570mt dove si scollina e poi giù fino a Dobbiaco. Pur non volendoci pensare le gambe iniziano a fare male  al solo pensiero mentre gli occhi guardano la strada. E un unico imperativo inizia a ripetersi in mente….Partire piano!

Eppure la sera era trascorsa come tutte le altre vigilie: i runner che affollano i ristoranti tipici  che propongono ogni specialità del luogo, in cerca di un piatto di pasta in bianco, la colazione all’alba con la cameriera dell’hotel che invano cerca di proporre brioches ai runner che si gettano su pane tostato e marmellata.

E come ogni volta il sacro rito della sistemazione del pettorale sulla maglietta  prima di andare a dormire.

Anche domani si correrà con la maglietta NEVER GIVE UP running.  Il coach me l’ha ricordato anche questa volta. Porta la maglietta sulle dolomiti e poi raccontaci la tua corsa….e domani “spacca”.

Già “spacca”…però le gambe sono le mie e la salita è tanta ed è prevista pioggia lungo il percorso…è già tanto se non MI “spacco”…..

Poco tempo per pensare… la musica in sottofondo si alza vibrante  al colpo di pistola del “via” e andiamo….le note del Gladiatore ci accompagnano in questa nuova avventura.

La salita è tanta e mi ripeto “Calma, vai piano”… i km passano e così lo splendido paesaggio: gallerie scavate nella roccia, ponti sospesi, un torrente dalle acque cristalline, il passo cima Banche il punto più alto e lo sconfinamento dal Veneto all’Alto Adige; è finita la salita ora giù a capofitto in discesa, guardo per la prima volta il garmin 4’20” al km…..domani avrò le gambe a pezzi; ecco  il lago di Landro e……Le Tre Cime di Lavaredo; siamo qui per loro oggi ma purtroppo le nuvole le avvolgono ed il goffo tentativo di trasmettere una diretta Facebook per gli amici del gruppo, si rivela disastroso per l’assenza di segnale. Siamo al 20km; poi ancora strada e al 27 km il Lago di Dobbiaco.

Stiamo per giungere al traguardo accolti dal calore di molte persone che hanno accompagnato gli oltre 4.000 partecipanti.

30km volati senza quasi accorgersene tanto siamo stati immersi nel bello! Vien voglia quasi di ripartire, anche se le gambe non sono così d’accordo.

Giusto in tempo, si scatena un gran temporale, il pensiero va a tutti coloro che sono ancora sul tracciato. Ma anche questo fa parte della montagna.

Così risaliamo sulla navetta che a ritroso ci riporta a Cortina, noi e la nostra maglietta di Never Give Up running con la certezza di aver vissuto una esperienza nuova, intensa e particolare con il sorriso che solo la natura è in grado di suscitare.

Pronti, domani, per una nuova avventura da vivere e da raccontare.

 

 

 

                                                                                                                                            

Ivana di Martino e la White Ultra Run

Ivana. Ho conosciuto Ivana tramite i giornali e internet quasi 3 anni fa. 

Mi sono chiesta da subito come potesse una donna far combaciare gli impegni familiari con la corsa… o meglio quel tipo di corsa che Ivana ama praticare: in 21 volte Donna abbiamo visto Ivana intenta a correre 21 mezze maratone di fila, in Rexist Run invece Ivana ha attraversato l’Italia settentrionale da ovest ad est percorrendo 700km in 8 giorni, poi nel 2016 l’abbiamo seguita in 909 km fatti  in 12 giorni da Milano a Bruxelles (tutte sfide fatte con finalità benefiche).

Ecco quindi mi chiedevo: “ma come fa?”   Io faccio fatica ad incastrare i miei “allenamenti” (che confronto ai suoi non so neanche se posso chiamarli così!) con gli impegni di lavoro, le bambine, la scuola, cucinare e la casa!!

Per me è rimasto un mistero per quasi tre anni. Poi un giorno ho avuto la fortuna di conoscerla di persona.

Un’ora passata insieme a pranzo in cui non riuscivo a non fissarla da quanto è bella. Un’ora passata insieme in cui lei chiedeva a me che cosa facessi nella vita, mentre ero io quella che aveva mille domande da fare…

Dopo questo incontro ammetto che ero confusa. Abbiamo parlato di figli (tra l’altro abbiamo scelto lo stesso nome per una delle nostre due figlie), di vita, di trascorsi… e pochissimo di corsa.  Continuavo a chiedermi come fosse possibile che si svegliasse tutti i giorni al mattino alle 5.30 per andare a correre, tornasse a casa per dedicarsi al risveglio della famiglia e, dopo aver portato a scuola i figli (ne ha 3), andasse anche a lavorare (Ivana insegna ai giovani che cosa significa “allenarsi per il futuro” in un progetto di alternanza scuola – lavoro). Inoltre mentre parlavamo, lei (oltre che bellissima e lo dico ancora una volta) era serena, solare, quasi rilassata e per nulla stanca.

Il mio stato confusionale nei suoi confronti è durato così per quasi tre settimane. Il 15 maggio Ivana mi invita alla conferenza stampa per il suo nuovo progetto: la White Ultra Run. (seguite questa avventura sulla sua pagina Facebook)

Contenta di rivederla, dell’invito (in fondo è stata la mia prima conferenza stampa), della giornata di sole… mi presento alla Canottieri Milano, con un blocchetto di appunti pieno di domande.

Ad aspettarla c’erano giornalisti, personaggi dello sport, atleti, amici e il suo Team.

La White Ultra Run sarà una nuova avventura che partirà il 31 maggio da Chamonix per arrivare a fare, senza interruzioni, 330 km con 8800 mt di dislivello, entro 90 ore. La corsa sarà attorno al Monte Bianco, partenza e arrivo quindi a Chamonix (come per la celebre Ultra Trail du Mont Blanc) ma il percorso scelto da lei sarà interamente su strada (come il Tour du Mont Blanc). Una corsa mai fatta prima.

Ivana ne parla. Spiega che per una volta vuole fare una gara per se stessa, per mettersi in gioco come atleta. Racconta come mangerà e dormirà (al massimo 1,5 ore di pausa quando sarà stanca o quando verrà stabilito dai medici che la seguiranno. In questa pausa si laverà, mangerà e dormirà).

Ci spiega come farà a gestire la privazione del sonno, l’alimentazione (lei non ama gli integratori). Ci spiega che il suo Team si dividerà in 2 gruppi che si alterneranno ogni 8 ore seguendola in camper: medico, fisioterapista, tecnico. Ci parla delle scarpe e dell’abbigliamento. Ci parla di resilienza, dell’amore per la montagna, del freddo che ci sarà di notte, della sana follia che la contraddistingue, del limite fisico e mentale a cui andrà incontro.

Parla, risponde alle domande, sorride.

Finita la conferenza stampa, le rubo 2 minuti per salutarla e farmi promettere che quando tornerà verrà a correre con il nostro gruppo Never Give Up running e poi scappo.

Scappo letteralmente. Ho bisogno di pensare a quello che ho sentito ed ho visto. La forza di Ivana è qualcosa di inspiegabile, di grande, di tangibile.

Avrei voluto chiederle ancora una volta il perchè di una sfida così al limite… Ho chiuso gli occhi e il pensiero è tornato ad Ivana mentre lo raccontava durante l’intervista.

Non sono state le sue parole a toccarmi… erano i suoi occhi, il suo modo di essere, il suo forte desiderio di essere già lì a correre.

Quando si è vicini a qualcuno di così coinvolgente, si ha paura, ma allo stesso tempo si rimane affascinati da tale forza. Ivana è così: una forza della natura. Una super donna. Una bellissima creazione, in cui femminilità, amore per lo sport estremo, resilienza e grande senso della famiglia convivono ora alternandosi ora fondendosi insieme.

Forza Ivana! Sappi che anche noi ti seguiremo!!! Ora è il momento di fare ancora l’atleta… e chissà se sarà davvero l’ultima volta.

 

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La Mezza di Bucci

La Mezza di Bucci: è una gara da fare. 

Quest’anno, per la prima volta, gli organizzatori hanno deciso di cambiare data ed anticipare la gara da Settembre a Maggio. Una scelta che avrebbe potuto portare ad un cambio in negativo: maggio è un periodo pieno di gare, pieno di impegni di lavoro pre estate, pieno di feste, di recite, di compleanni e di altri appuntamenti di fine anno scolatisco e perchè no.. l’inizio del periodo estivo che porta spesso a fare week end fuori porta.

Invece è stata una giornata perfetta. 

Il tempo bellissimo, dopo 2 settimane di pioggia, ci ha ricordato come possa essere bella la zona di Buccinasco quando è primavera inoltrata. Arrivando al punto di ritrovo, abbiamo trovato tantissimi stand, la palestra attivissima per il deposito delle sacche, lo speaker (il mitico Paolo) già super impegnato nello spiegare che cosa stava accadendo e contemporaneamente pronto a salutare ogni atleta in arrivo.

C’era lo spazio con il buffet (acqua, the, frutta, biscotti..), la zona per farsi le foto insieme a Pisellozzo (grande Sergio!) e tutto attorno c’era aria di festa. Quel tipo di atmosfera che trovi quando, oltre ad una gara competitiva (che quest’anno aveva una partenza dedicata a parte), l’organizzazione decide di fare anche dei percorsi aperti a tutti: c’erano infatti la 5km, la 10km e i 17km.

Bambini, genitori, podisti alle “prime armi”, gruppi di amici, atleti: tutti insieme.

Correndo o camminando, non importa. 

Credo che l’obiettivo fosse far divertire, ma perchè sia un divertimento per tutti, quando in gioco ci sono così diversi obiettivi di chi partecipa, bisogna saperlo fare bene.

Su questo Verde Pisello group è stato un grande direttore d’orchestra: non è facile organizzare una giornata podistica dove chi vuole semplicemente passare una mattinata in compagnia facendo un po’ di sport, viene seguito nello stesso modo in cui si deve gestire un’atleta che magari è lì per fare il suo personal best in gara.

Per fare questo ci vuole sicuramente esperienza (e loro ne hanno tanta), ma anche cuore e tanta tanta voglia di dare il massimo.

Bisogna saper mettersi in gioco, e avere quella capacità di far coincidere professionalità e divertimento.

Tutti i ragazzi del gruppo di Verde Pisello hanno lavorato i giorni prima della gara e durante la gara: la loro presenza costante sul percorso, la loro attenzione nelle indicazioni da dare ai partecipanti, i sorrisi e gli incitamenti e soprattutto la velocità nel liberare le strade dalle transenne al passaggio degli ultimi atleti per non causare troppi disagi ai residenti.

Ma non dimentichiamo anche le ore passate a preparare i pacchi gara (diverse per le 4 tipologie di gara), a preparare i pettorali, a seguire le iscrizioni, soprattutto per le gare non competitive, che sono andate al sold out il venerdì perchè in tantissimi hanno deciso di partecipare.

Certo “le solite cose”, direte voi. Ma credetemi che quando si corre una gara con così tanti partecipanti, dove tutto fila liscio dal primo momento all’ultimo (in cui devi restituire il chip e prendere la sacca) e ti rendi conto che non hai avuto neanche per un secondo un intoppo, significa che era tutto perfetto.

Ovviamente è inutile dire che ci saremo anche il prossimo anno!

 

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Wings for Life World Run: corri per chi non può!

Dopo una pesante settimana di lavoro, decido di andare a correre. Sì, nonostante stia per piovere, decido di vestirmi ed uscire per fare… per fare… ahaha quanti Km? ahaha rido perchè non lo so… dipende da “Loro”. Loro sono i miei fidati “tre moschettieri” che da 1 mese a questa parte mi accompagnano ovunque, ma soprattutto mi tormentano quando corro.

Certo… quando l’anno scorso erano solo in due era tutto  incomprensibilmente più facile. Ora spero solo che non arrivi il quarto!

Comunque, dopo essere scappata dalla parte iniziale del Naviglio (ovvero dal primo Km di strada che è pieno di persone che si possono incontrare e tra cui, prima o poi, spunterà il buon samaritano di turno che, guardando come corro, mi chiederà se sto bene..), mi cimento nel secondo Km. 

La pioggerella mi piace, mi è sempre piaciuto correre sotto la pioggia, soprattutto quando è leggera e non fa freddo.

Al terzo Km, come temevo, arriva il terzo moschettiere di prepotenza e il mio entusiasmo per questa sgambettata inizia a vacillare.. al quarto Km incomincio a pensare davvero di fermarmi. Perchè soffrire? Il mio corpo mi sta ovviamente dicendo qualcosa, perchè non dovrei ascoltarlo?

BASTA. Sara, concentrati. Smettila e pensa a qualcosa di postivo… dai, su. Qualcosa che ti distragga dal dolore… Ma io sto correndo perchè ho avuto una settimana pesante… Che cosa ci può essere di positivo da pensare sotto questa pioggerellina?

Chiudo gli occhi. Quella frazione di secondo che basta per trasportarmi fisicamente a domenica scorsa.. 7 maggio 2017.

Domenica abbiamo partecipato alla Wings for Life World run. Dico abbiamo perchè quest’anno, il nostro primo anno di Never Give Up running, abbiamo organizzato una squadra.

Lidia, Paola, Antonio, Marco, Anna, Vincenzo, Emma, Carlo, Alberto, Giovanni, Amedeo, Melissa, Camilla, Daniela, Filippo, Andrea, Massimo, Giuseppe (tutti rigorosamente in ordine sparso) ..ed ovviamente io. 

Soltanto la loro presenza, mi aveva già reso felice: nel gruppo ci sono alcune persone che corrono già da anni, gli altri invece hanno deciso di venire per diversi motivi. Uno di questi è  che la Wings è una gara il cui ricavato va al 100% in beneficenza per lo studio delle lesioni al midollo osseo.

Oltre a dare la possibilità a tutti di partecipare (e per tutti intendo anche quelle persone in carrozzina che non ne posseggono una da gara), la Wings è stimolante anche perchè non ha un traguardo da raggiungere, ma il traguardo è una macchina (Catcher car) che ti rincorre.

Ma come funziona? Una volta partiti tutti i partecipanti, la macchina parcheggiata accanto all’arco della partenza e su cui è montato un dispositivo di rilevamento di velocità che attiva il chip dei partecipanti, dopo 30 minuti dallo sparo, incomincia a muoversi seguendo il percorso della gara.

Quando vieni raggiunto dalla macchina, la tua gara è finita.

Che cosa significa? Per chi non corre molto o per chi non è abituato alle gare e non ha ancora avuto modo di mettersi alla prova, la Wings è la gara perfetta!

Come pensavamo, alla partenza ci siamo divisi in gruppetti: in ogni gruppo c’era chi voleva arrivare ad un obiettivo e chi invece avrebbe corso per aiutare ad arrivarci.

Tutti alla fine abbiamo corso in compagnia raggiungendo il nostro obiettivo (e devo dire che fare da “pacer” in questa occasione è stata davvero una responsabilità che mi ha regalato tantissima emozione). La presenza anche solo di una persona accanto ha fatto sì che alla fine della gara ognuno di noi fosse soddisfatto del proprio risultato (certo poi c’era anche chi ha “usato” la gara come allenamento facendo un tempo spaziale!).

Abbiamo iniziato a correre con la pioggerellina. La gara si è conclusa con il sole: quale condizione climatica migliore per correre e per stare poi in compagnia?

Sorrisi, abbracci, sudore, momenti di resa contrastati dalla grinta degli amici, gambe dure, crampi, fame… e poi di nuovo sorrisi, soddisfazione, gioia, divertimento.

Questa è stata la nostra Wings 2017. Una gara perfetta per chi vuole dimostrare che se VUOI puoi tutto. Dove soltanto iniziando a correre ti rendi conto di come andrà a finire… e se sei stanco, l’arrivo della macchina ti farà capire che dentro hai ancora energia per fare lo scatto finale!

Una cosa non vi ho raccontato: la bellezza della Wings for Life (oltre ad essere organizzata in maniera impeccabile) è che si corre in contemporanea con altre città del mondo. Quest’anno erano in 30 le città che partecipavano e lo sparo che dava inizio alla gara è stato dato nello stesso momento in ognuna di esse.  Alberto e Daniela gareggiavano da Santiago del Cile ed è stato coinvolgente prima, durante e dopo la gara seguire il loro percorso grazie alle foto e ai video che ci hanno mandato!

Ma sapete chi ha vinto la Wings for Life 2017?

Aron Anderson che la correva a Dubai. Un ragazzo che da quando ha 7 anni è su una sedia a rotelle, battendo così Bartosz Olszewski che a Milano la finiva all’88° Km, mentre a Santiago del Cile Dominika Stelmach dominava tra le donne con 68 Km.

Ora ho finito. Ho finito di fare allenamento. E’ uscito il sole e guardo il garmin. Un sorriso sulle mie labbra e la prima cosa che faccio è scrivere al coach… e intanto, mentre cammino per tornare a casa, penso a tutti i miei amici di domenica e a quella sensazione che se vuoi, nulla ti può fermare.

 

… “e il nostro risultato alla Wings for Life?” Eccolo! Nella classifica generale siamo arrivati 275° su  3.311 squadre!!!

 

 

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L’ultima maratona di un runner… e di sua moglie.

La settimana scorsa mi è arrivata una mail: “ciao! vorrei scrivere la mia storia da pubblicare sul sito.. ma vorrei che non ci fossero nomi sull’articolo… sono convinto che la mia storia sia quella di tanti..che le emozioni, seppur di persone diverse, siano affini in queste situazioni”.

Ed ecco quindi l’articolo. Bellissimo regalo, non solo perchè per noi è il primo racconto scritto da uno del gruppo, ma uno splendido pensiero per tutti noi runners ( e non solo!)

 

Casa, domenica mattina, ore 5.00. Suona la sveglia per la mia ennesima maratona e come tutte le altre “ennesime” volte il mio primo pensiero e quello della persona che mi sta accanto è immancabilmente “ma perché…”

Il secondo pensiero poi è raggiungere il salone e guardare fuori dalla finestra, uhm, non piove eppure era previsto (perché è sempre previsto che piova)…..il tempo di una veloce sciacquata in bagno e dalla stanza si sente una voce….”piove a dirotto!!!” anche Lei ha effettuato il consueto rito ma con ben altro risultato.

Già Lei, quella persona che in tutte le maratone mi accompagna in questa mia folle idea; che si alza alle 5, mi asseconda e mi accompagna per farmi sentire un Top Runner; mi sta accanto mentre svesto la tuta, mentre mi scaldo, mentre come un attaccapanni Le riverso addosso strati di indumenti a mano a mano che mi preparo per lo start. Lei che comando come un robot, ore 7.30, tieni questo, ore 8.30 io entro aspettami in quel punto che ti lascio le ultime cose, ore 9.00 vado in griglia vieni in quel punto. E Lei, il cui bacio prima di andare in griglia però mi accompagna e per questo litigo immancabilmente con il malcapitato volontario che presidia un varco laterale e che un minuto prima ha respinto pure un vero Top Runner.

Ore 6.20 sul Frecciarossa, colazione (io perchè Lei l’ha fatta alle 5.20 mentre io come un folle giravo per casa in preda all’ansia), chino sul tavolino le mie 3 fette biscottate rigorosamente della stessa marca di sempre e the caldo. Mentre addento la prima non posso non correre con la mente alla “prima volta”: Roma 2014 (pioveva, ovvio) stanza di Hotel ore 5.15 chino sul tavolino con le 3 fette biscottate ed il the caldo; fette biscottate che Lei il giorno prima aveva comprato in un supermercato nella Capitale; marca introvabile, ma non per un runner che deve fare poi altre maratone ed ha bisogno di QUELLA marca, così da quel giorno è sempre una caccia al tesoro.

Milano ore 7.15. Già perché dimenticavo: oggi si corre la MILANO MARATHON. Arrivo al Parco Indro Montanelli sede della partenza. NON PIOVE ma non promette nulla di buono; questa volta complice l’età ne abbiamo (la mia mente da runner ed io) combinata una più bella; abbiamo predisposto una bella lista delle cose da ricordare da prendersi con sé in corsa: cerotti, gel, crema antisfregamento, fazzoletti di carta… ovviamente abbiamo consegnato la preziosa lista , che per  il maratoneta diventa vitale, a Lei e Le abbiamo raccomandato: “custodiscila e domani prima di lasciarmi facciamo il check”; praticamente ti sei trasformato da Top Runner a Top Gun.

La novità però di questa maratona è che non sono solo a correre perché da qualche tempo seguo con passione le vicende di NEVERGIVEUPRUNNING (rigorosamente tutto attaccato se cercate sul sito) e della sua anima e coach.

Tuttavia nonostante l’invito non correrò con la loro maglietta; è troppo rischioso combattere anche con la sorte soprattutto in una 42km e 195mt ma so che non correrò solo questa volta.

Il giorno precedente alla gara leggo un post molto gradito scritto dal coach di Never Give Up Running e rivolto a tutti i maratoneti:  dice che dobbiamo sentirci pronti  e che l’unica nostra fatica oggi sarà di sorridere ed andare a ritirare la medaglia, questa è la gara, perché la maratona l’abbiamo già corsa nei nostri allenamenti; sarà vero penso, lo dovrò ricordare alle mie gambe al 38°km.

Ore 8.45: ecco spuntare da lontano il coach: oggi non può fermarsi scambiare due parole. La MILANO MARATHON non è solo maratona ma anche una gara a staffetta: oggi Never Give Up running esordisce con 2  squadre di staffetta. I due gruppi sono agguerriti per questa manifestazione ed in uno di questi ci sarà il coach per la prima frazione.

Ore 9.15: sono in griglia. A fianco a me Lei che mi osserva in silenzio come sempre e a tutto ciò che tu dici Lei dice “si, va bene”. Poi un episodio che cambierà la mia gara; già perché oggi non ero qui per fare il tempo; mi sono allenato ma non benissimo, ho fatto solo due lunghi un 30 e un 35. Non ho cambiato le scarpe prima della gara come faccio sempre…da giorni due persone, il coach e Lei, mi stanno dicendo che potrei tentare il mio personale….il mio personale???? Ma che dicono questi. Già, che dicono, ma ora sono lì e guarda caso, alla mia sinistra svolazza il palloncino bianco e blu e leggo 3h20’, subito penso “eh magari, il mio personale è 3h26, magari allenandosi meglio, ma oggi è l’ultima (perché non l’ho detto ma quella che sto per fare è sempre l’ultima). Lo guardo svolazzare e mi giro verso di Lei che è alla mia destra dietro la transenna carica del mio zaino e faccio appena in tempo a dire…ma secondo te…che Lei di imperio dice “SEGUI QUEL PALLONCINO E’ IL TUO”. Il dado è tratto avrebbe detto un famoso condottiero.

Ore 9.25: dopo l’inno, il nostro Inno, che prima di ogni maratona risuona solenne e fa salire ulteriormente la già forte emozione, si sciolgono i nastri delle griglie e, moderni gladiatori, si avanza verso la linea di partenza pronti a scatenare la battaglia ed anche la musica sparata dagli altoparlanti sale; caspita se sono avanti questa volta!

La partenza sarà a 200 mt, dietro di me migliaia di persone; in questi ultimi momenti si sente solo il proprio respiro e quello di chi ti sta accanto, da lì ad un istante il colpo di cannone del via e nulla sarà più uguale. Il tempo sul cronometro inizierà a scorrere ma quell’attimo rimarrà congelato nel tuo cuore, ancora una volta; si guarda a terra oppure  nel vuoto ed in questo suo girovagare lo sguardo volge improvvisamente a sinistra e dietro le barriere…Il Coach, arrampicato sulle barriere cerca gli amici del gruppo!  Giusto il tempo di un solo gesto della mano, il pollice alzato… un lieve cenno del capo… ed un sorriso solo abbozzato, tutto è pronto, anche questa volta.

Ore 9.30 START: colpo di cannone e coriandoli tricolori.

Ore 13.15….sono seduto nello spogliatoio, in silenzio. Sono stanco ma ho la mia medaglia al collo. A fianco a me lo zaino che Lei ha custodito finora dopo avermi applaudito al traguardo. Tiro fuori dallo zaino la maglietta di Never Give Up running: ora sì che è il momento di indossarla, con il sorriso sulle labbra.

È ora anche di cercare il coach per informarlo del risultato, ma sta correndo per seguire le staffettte: ci sentiamo al telefono ma sono troppo confuso per comprendere cosa mi dice.

Ore 20.00: pizzeria vicino a casa. Lei mi guarda e mi dice “questa non è l’ultima…” ed io rispondo “non lo so ma per un po’ basta”…dopo qualche fetta di pizza Lei dice “certo che Valencia….”

Questo il racconto della mia sesta maratona la MILANO MARATHON 2017.

Lo so, ora vi starete chiedendo…..e la gara dov’è? La gara è quella che vi ho raccontato, l’attesa, le paure e le emozioni che precedono il via e che si susseguono dopo l’arrivo: il resto non è altro che un lungo tappeto rosso che percorriamo tra gli applausi della gente e le mani dei bimbi che ci chiedono il “cinque” mentre andiamo a ritirare la nostra medaglia.

Il tempo? 3h24’12. 

Inutile dire che avevano ragione loro, Lei ed il coach, ormai lo avete capito non poteva andare diversamente.

E per chi si fosse chiesto chi è Lei…….beh Lei è la moglie del maratoneta.

Grazie.

Milano Marathon e Relay: 2 aprile 2017

Questa volta sarà difficile scrivere seguendo una logica.. proverò a farlo almeno seguendo un ordine cronologico.

Innanzitutto devo ringraziare Lidia e Marco: senza di loro non avrei partecipato alla staffetta della Milano  Marathon 2017 del 2 aprile 2017.

Venerdì sono andata a ritirare i pettorali per le 2 squadre di Never Give Up running: il nuovo Village in P.le Carlo Magno era davvero allestito bene. Finalmente, per la prima volta a Milano, non sono scappata via dopo aver recuperato l’occorrente per la gara, anzi ci sono tornata anche il sabato per rivedere meglio alcuni stand.

Sabato ho anche avuto fortuna: oltre ad incontrare amici come Paolo di Verde Pisello, Roberto Nava, Manuela delle Wir e Silvio Omodeo, ho conosciuto Carlotta (Running Charlotte), Giuseppe Tamburino e avuto modo di fare i complimenti per il Village a due organizzatori di RCS Sport.

Piena di entusiasmo per il pomeriggio, mi sono presentata insieme a Vincenzo (la mia dolce metà) alle 19.30 in una pizzeria dove alcuni amici di Torino ci stavano aspettando: non mi era mai capitato di stare a tavola con ben 11 maratoneti!

La serata è stata davvero piacevole: piatti di pasta, birra e continue domande rivolte ad Elena (una donna non solo tosta ma super simpatica!) su che cosa fosse meglio mangiare per evitare di rimanere bloccati dal 30° km in poi.

L’entusiasmo delle persone a tavola era tangibile: molti di loro erano alla loro prima maratona e ci si scambiava pareri su qualsiasi argomento… ma la cosa che più mi ha affascinato era la loro emozione, la tensione che cercavano di nascondere con risate e chiacchiere.

L’emozione degli amici di sabato sera non è sparita andando a dormire. Dopo averli salutati ho pensato che esattamente 365 giorni prima anche io ero nella loro stessa situazione e così domenica mattina mi sono presentata alla fermata della metropolitana di Palestro come se fossi tornata indietro nel tempo.

Il mio cervello ha ripercorso quello che avevo provato l’anno scorso: gli spazi divisi per gli atleti, i servizi di sicurezza con le loro postazioni, gli spogliatoi, il deposito borse… ma.. soltanto quando, appesa ad una transenna accanto alla partenza, ho sentito l’inno nazionale e lo speaker che iniziava il conto alla rovescia, il mio cuore è esploso! L’emozione di Milano 2016 e di New York (le mie maratone del 2016) mi ha travolto e in quel momento ho capito che cosa significa prepararsi per una maratona, perchè lo si fa e perchè lo si vuole fare ancora, ancora e ancora.

Ho cercato tutti gli amici in mezzo alla folla: alcuni sono riuscita a salutarli, ma non tutti. Ma il mio pensiero era con loro… e lo è stato per tutta la gara.

Trenta minuti dopo iniziava la staffetta della Milano Marathon: le due squadre di Never Give Up running erano cariche, emozionate e prontissime!

Il tempo ci ha regalato una giornata senza pioggia e a tratti calda. Tutto il resto lo hanno fatto gli amici: Vincenzo, Filo,Desy, Pio, Andrea, Clara, Marco hanno dato il massimo, correndo “come se non ci fosse un domani”… ed è per questo che tutti alla fine eravamo contenti e soddisfatti.

Non ci sono parole per descrivere l’atmosfera che si crea quando si fanno gare a staffetta: ci si aspetta, ci si incoraggia, ci si cerca e ci si rincorre! E’ davvero fantastico pensare che la corsa possa essere anche un vero gioco di squadra.

Foto, sorrisi, pacche sulla spalla, sudore, divertimento, attese, incitamenti, risate, camminate tra una frazione e l’altra: ecco che cosa mi ha regalato Milano domenica!

… dimenticavo: non mi era mai capitato di fare da lepre (tra l’altro senza saperlo) e soprattutto di esserlo per un amico. Giovanni ha così fatto il suo personal sui 10 km (e direi anche sugli 11!!). Mitico Gio! (però la prossima volta mi guarderò le spalle! ahaha)

 

Foto Village Milano Marathon

 

 

Foto Maratoneti Milano Marathon 2017

 

Foto staffetta Milano Marathon 2017 (le foto con il logo Never Give Up running sono di Thatiana)

 

 

Santander: la mezza di Torino.

Stanca, felice, non soddisfatta del tutto, felice, svuotata, felice.

Ecco che cosa si prova dopo un week end come quello della mezza di Torino. 

La Santander è una mezza davvero tosta: lo avevo constatato già l’anno scorso con il suo doppio giro per completare i 21 km della gara. Torino, tra l’altro la mia città, regala salite e discese a gogò. 

Chi, come me, si allena a Milano, deve davvero preparla bene per riuscire a non trovarsi con le gambe completamente bloccate a solo metà della gara.

Quest’anno la novità di un percorso a giro unico mi ha regalato 1 ora e 39 minuti di emozioni: dopo essere partiti da Piazza San Carlo, passando poi davanti alla Gran Madre, abbiamo percorso in lungo e in largo il Parco del Valentino (le salite..) arrivando nella zona dove sono cresciuta (ragazzi grazie per la salita di Via Garessio!!…) e arrivando poi in Corso Unità d’Italia. Percorrere tutte queste strade senza macchine, ha fatto passare in secondo piano la pioggerellina che ci ha accompaganto per tutto il tempo.

Un’emozione dopo l’altra si sono mescolate alla fatica che le mie gambe hanno iniziato a sentire a metà gara: nonostante un  4’28” al 12 kilometro, pensavo che non ce l’avrei mai fatta a finire la gara… ma oggi non si poteva mollare, oggi ancora più del solito.

Sì perchè Amedeo, Carlo ed io oggi ci siamo presentati alla partenza con le prime magliette di Never Give up running: per me, che sono super scaramantica, pensare di cambiare un’abitudine e non fare bene la gara sarebbe stato un disastro! 

Il ritorno verso Piazza Vittorio, scivoloso a causa del pavè bagnato, non è stato facile, ma ormai, quasi arrivata, il pensiero che le mie bimbe, mio marito e gli amici fossero al traguardo ad aspettarmi, mi ha aiutata a non mollare.

Obiettivo centrato in pieno!… anzi no: 1 minuto in meno per me e ben 6 minuti in meno per Amedeo!!

Ma Torino questo week end mi ha regalato anche altre emozioni: rivedere vecchi amici, conoscerne di nuovi come Max e Andrea ed Elena, correre con il mio coach, condividere con tutti l’attesa della partenza , le chiacchere post gara e il pranzo tutti insieme.

Ebbene sì: felice del tempo di gara, ma ancora più felice per aver avuto vicino tante persone con le quali ho passato davvero delle bellissime ore insieme… ah sia chiaro: alle 4 del pomeriggio è uscito un sole splendido!

 

 

 

 

 

 

TRX con Vanes Baldazzi

Era da un mese che cercavo, tramite la mia amica Francesca, di prendere parte ad una lezione di Vanes.

Tra i vari impegni non sono mai riuscita ad andarci fino ad oggi. Finalmente mi sono presentata con qualche minuto di anticipo al Parco di Segrate dove Vanes stava preparando tutta l’attrezzatura per la sua lezione.

Il TRX Suspension Training è basato sull’utilizzo di due fasce appese ad una porta, al soffitto o, nel nostro caso, ad un albero e dotate di due maniglie. Tutto il lavoro sta nell’ assumere posizioni statiche o ripetute dinamiche usando il peso del proprio corpo e l’inclinazione dello stesso.

Significa quindi che tutti gli esercizi che si possono fare con i pesi, con gli elastici o a corpo libero, vengono effettuati migliorando al massimo la loro funzione: l’istruttore infatti non solo corregge la postura nei vari momenti di lavoro, ma la sua presenza è fondamentale per aumentare o diminuire il carico dell’esercizio.

Questo significa che con il TRX si possono fare moltissimi esercizi per prevenire gli infortuni, per sviluppare la potenza muscolare, per migliorare la mobilità ed la propria elasticità.

Vanes mi ha accolto con un grande sorriso: sarà per il suo accento emiliano, sarà perchè eravamo in un parco con una splendida giornata di sole, ma mi sono sentita subito a mio agio.

Mi ha spiegato quei 2-3 termini che mi sarebbero serviti per la lezione e mi ha chiesto di raccontargli il mio trascorso sportivo.

Iniziata la lezione (eravamo in 9 e il gruppo era davvero affiatato) dopo il riscaldamento, Vanes ha iniziato a farci lavorare sui bicipiti femorali e sulle anche. “Facile” ho pensato… “in fondo corro da 1 anno, gli esercizi non li sentirò neanche!”

Non vi descrivo invece la difficoltà che ho avuto solo per mantenere la posizione.. figuriamoci a fare gli esercizi dinamici! Gambe, braccia (ho scoperto di avere dei muscoli che non avevo), spalle: 50 minuti davvero tosti dove ogni singolo muscolo del mio corpo ha lavorato come non mai.

L’allenamento di oggi era di gruppo: ciò significa che abbiamo lavorato un po’ su tutto il corpo. Vanes però è istruttore del gruppo TRX Milano e quindi disponibile anche a lezioni personalizzate ed inoltre è un grande appassionato di nutrizione.

Insomma Vanes e le sue lezioni di TRX sono una valida alternativa per le persone che, come me, hanno bisogno di rinforzare varie parti della muscolatura facendo un lavoro mirato ma divertente.