Dopo una pesante settimana di lavoro, decido di andare a correre. Sì, nonostante stia per piovere, decido di vestirmi ed uscire per fare… per fare… ahaha quanti Km? ahaha rido perchè non lo so… dipende da “Loro”. Loro sono i miei fidati “tre moschettieri” che da 1 mese a questa parte mi accompagnano ovunque, ma soprattutto mi tormentano quando corro.

Certo… quando l’anno scorso erano solo in due era tutto  incomprensibilmente più facile. Ora spero solo che non arrivi il quarto!

Comunque, dopo essere scappata dalla parte iniziale del Naviglio (ovvero dal primo Km di strada che è pieno di persone che si possono incontrare e tra cui, prima o poi, spunterà il buon samaritano di turno che, guardando come corro, mi chiederà se sto bene..), mi cimento nel secondo Km. 

La pioggerella mi piace, mi è sempre piaciuto correre sotto la pioggia, soprattutto quando è leggera e non fa freddo.

Al terzo Km, come temevo, arriva il terzo moschettiere di prepotenza e il mio entusiasmo per questa sgambettata inizia a vacillare.. al quarto Km incomincio a pensare davvero di fermarmi. Perchè soffrire? Il mio corpo mi sta ovviamente dicendo qualcosa, perchè non dovrei ascoltarlo?

BASTA. Sara, concentrati. Smettila e pensa a qualcosa di postivo… dai, su. Qualcosa che ti distragga dal dolore… Ma io sto correndo perchè ho avuto una settimana pesante… Che cosa ci può essere di positivo da pensare sotto questa pioggerellina?

Chiudo gli occhi. Quella frazione di secondo che basta per trasportarmi fisicamente a domenica scorsa.. 7 maggio 2017.

Domenica abbiamo partecipato alla Wings for Life World run. Dico abbiamo perchè quest’anno, il nostro primo anno di Never Give Up running, abbiamo organizzato una squadra.

Lidia, Paola, Antonio, Marco, Anna, Emma, Carlo, Alberto, Giovanni, Amedeo, Melissa, Camilla, Daniela, Filippo, Andrea, Massimo, Giuseppe (tutti rigorosamente in ordine sparso) ..ed ovviamente io. 

Soltanto la loro presenza, mi aveva già reso felice: nel gruppo ci sono alcune persone che corrono già da anni, gli altri invece hanno deciso di venire per diversi motivi. Uno di questi è  che la Wings è una gara il cui ricavato va al 100% in beneficenza per lo studio delle lesioni al midollo osseo.

Oltre a dare la possibilità a tutti di partecipare (e per tutti intendo anche quelle persone in carrozzina che non ne posseggono una da gara), la Wings è stimolante anche perchè non ha un traguardo da raggiungere, ma il traguardo è una macchina (Catcher car) che ti rincorre.

Ma come funziona? Una volta partiti tutti i partecipanti, la macchina parcheggiata accanto all’arco della partenza e su cui è montato un dispositivo di rilevamento di velocità che attiva il chip dei partecipanti, dopo 30 minuti dallo sparo, incomincia a muoversi seguendo il percorso della gara.

Quando vieni raggiunto dalla macchina, la tua gara è finita.

Che cosa significa? Per chi non corre molto o per chi non è abituato alle gare e non ha ancora avuto modo di mettersi alla prova, la Wings è la gara perfetta!

Come pensavamo, alla partenza ci siamo divisi in gruppetti: in ogni gruppo c’era chi voleva arrivare ad un obiettivo e chi invece avrebbe corso per aiutare ad arrivarci.

Tutti alla fine abbiamo corso in compagnia raggiungendo il nostro obiettivo (e devo dire che fare da “pacer” in questa occasione è stata davvero una responsabilità che mi ha regalato tantissima emozione). La presenza anche solo di una persona accanto ha fatto sì che alla fine della gara ognuno di noi fosse soddisfatto del proprio risultato (certo poi c’era anche chi ha “usato” la gara come allenamento facendo un tempo spaziale!).

Abbiamo iniziato a correre con la pioggerellina. La gara si è conclusa con il sole: quale condizione climatica migliore per correre e per stare poi in compagnia?

Sorrisi, abbracci, sudore, momenti di resa contrastati dalla grinta degli amici, gambe dure, crampi, fame… e poi di nuovo sorrisi, soddisfazione, gioia, divertimento.

Questa è stata la nostra Wings 2017. Una gara perfetta per chi vuole dimostrare che se VUOI puoi tutto. Dove soltanto iniziando a correre ti rendi conto di come andrà a finire… e se sei stanco, l’arrivo della macchina ti farà capire che dentro hai ancora energia per fare lo scatto finale!

Una cosa non vi ho raccontato: la bellezza della Wings for Life (oltre ad essere organizzata in maniera impeccabile) è che si corre in contemporanea con altre città del mondo. Quest’anno erano in 30 le città che partecipavano e lo sparo che dava inizio alla gara è stato dato nello stesso momento in ognuna di esse.  Alberto e Daniela gareggiavano da Santiago del Cile ed è stato coinvolgente prima, durante e dopo la gara seguire il loro percorso grazie alle foto e ai video che ci hanno mandato!

Ma sapete chi ha vinto la Wings for Life 2017?

Aron Anderson che la correva a Dubai. Un ragazzo che da quando ha 7 anni è su una sedia a rotelle, battendo così Bartosz Olszewski che a Milano la finiva all’88° Km, mentre a Santiago del Cile Dominika Stelmach dominava tra le donne con 68 Km.

Ora ho finito. Ho finito di fare allenamento. E’ uscito il sole e guardo il garmin. Un sorriso sulle mie labbra e la prima cosa che faccio è scrivere al coach… e intanto, mentre cammino per tornare a casa, penso a tutti i miei amici di domenica e a quella sensazione che se vuoi, nulla ti può fermare.

 

… “e il nostro risultato alla Wings for Life?” Eccolo! Nella classifica generale siamo arrivati 275° su  3.311 squadre!!!

 

 

 

Foto:

 

 

Video:

 

 

 

 

La settimana scorsa mi è arrivata una mail: “ciao! vorrei scrivere la mia storia da pubblicare sul sito.. ma vorrei che non ci fossero nomi sull’articolo… sono convinto che la mia storia sia quella di tanti..che le emozioni, seppur di persone diverse, siano affini in queste situazioni”.

Ed ecco quindi l’articolo. Bellissimo regalo, non solo perchè per noi è il primo racconto scritto da uno del gruppo, ma uno splendido pensiero per tutti noi runners ( e non solo!)

 

Casa, domenica mattina, ore 5.00. Suona la sveglia per la mia ennesima maratona e come tutte le altre “ennesime” volte il mio primo pensiero e quello della persona che mi sta accanto è immancabilmente “ma perché…”

Il secondo pensiero poi è raggiungere il salone e guardare fuori dalla finestra, uhm, non piove eppure era previsto (perché è sempre previsto che piova)…..il tempo di una veloce sciacquata in bagno e dalla stanza si sente una voce….”piove a dirotto!!!” anche Lei ha effettuato il consueto rito ma con ben altro risultato.

Già Lei, quella persona che in tutte le maratone mi accompagna in questa mia folle idea; che si alza alle 5, mi asseconda e mi accompagna per farmi sentire un Top Runner; mi sta accanto mentre svesto la tuta, mentre mi scaldo, mentre come un attaccapanni Le riverso addosso strati di indumenti a mano a mano che mi preparo per lo start. Lei che comando come un robot, ore 7.30, tieni questo, ore 8.30 io entro aspettami in quel punto che ti lascio le ultime cose, ore 9.00 vado in griglia vieni in quel punto. E Lei, il cui bacio prima di andare in griglia però mi accompagna e per questo litigo immancabilmente con il malcapitato volontario che presidia un varco laterale e che un minuto prima ha respinto pure un vero Top Runner.

Ore 6.20 sul Frecciarossa, colazione (io perchè Lei l’ha fatta alle 5.20 mentre io come un folle giravo per casa in preda all’ansia), chino sul tavolino le mie 3 fette biscottate rigorosamente della stessa marca di sempre e the caldo. Mentre addento la prima non posso non correre con la mente alla “prima volta”: Roma 2014 (pioveva, ovvio) stanza di Hotel ore 5.15 chino sul tavolino con le 3 fette biscottate ed il the caldo; fette biscottate che Lei il giorno prima aveva comprato in un supermercato nella Capitale; marca introvabile, ma non per un runner che deve fare poi altre maratone ed ha bisogno di QUELLA marca, così da quel giorno è sempre una caccia al tesoro.

Milano ore 7.15. Già perché dimenticavo: oggi si corre la MILANO MARATHON. Arrivo al Parco Indro Montanelli sede della partenza. NON PIOVE ma non promette nulla di buono; questa volta complice l’età ne abbiamo (la mia mente da runner ed io) combinata una più bella; abbiamo predisposto una bella lista delle cose da ricordare da prendersi con sé in corsa: cerotti, gel, crema antisfregamento, fazzoletti di carta… ovviamente abbiamo consegnato la preziosa lista , che per  il maratoneta diventa vitale, a Lei e Le abbiamo raccomandato: “custodiscila e domani prima di lasciarmi facciamo il check”; praticamente ti sei trasformato da Top Runner a Top Gun.

La novità però di questa maratona è che non sono solo a correre perché da qualche tempo seguo con passione le vicende di NEVERGIVEUPRUNNING (rigorosamente tutto attaccato se cercate sul sito) e della sua anima e coach.

Tuttavia nonostante l’invito non correrò con la loro maglietta; è troppo rischioso combattere anche con la sorte soprattutto in una 42km e 195mt ma so che non correrò solo questa volta.

Il giorno precedente alla gara leggo un post molto gradito scritto dal coach di Never Give Up Running e rivolto a tutti i maratoneti:  dice che dobbiamo sentirci pronti  e che l’unica nostra fatica oggi sarà di sorridere ed andare a ritirare la medaglia, questa è la gara, perché la maratona l’abbiamo già corsa nei nostri allenamenti; sarà vero penso, lo dovrò ricordare alle mie gambe al 38°km.

Ore 8.45: ecco spuntare da lontano il coach: oggi non può fermarsi scambiare due parole. La MILANO MARATHON non è solo maratona ma anche una gara a staffetta: oggi Never Give Up running esordisce con 2  squadre di staffetta. I due gruppi sono agguerriti per questa manifestazione ed in uno di questi ci sarà il coach per la prima frazione.

Ore 9.15: sono in griglia. A fianco a me Lei che mi osserva in silenzio come sempre e a tutto ciò che tu dici Lei dice “si, va bene”. Poi un episodio che cambierà la mia gara; già perché oggi non ero qui per fare il tempo; mi sono allenato ma non benissimo, ho fatto solo due lunghi un 30 e un 35. Non ho cambiato le scarpe prima della gara come faccio sempre…da giorni due persone, il coach e Lei, mi stanno dicendo che potrei tentare il mio personale….il mio personale???? Ma che dicono questi. Già, che dicono, ma ora sono lì e guarda caso, alla mia sinistra svolazza il palloncino bianco e blu e leggo 3h20’, subito penso “eh magari, il mio personale è 3h26, magari allenandosi meglio, ma oggi è l’ultima (perché non l’ho detto ma quella che sto per fare è sempre l’ultima). Lo guardo svolazzare e mi giro verso di Lei che è alla mia destra dietro la transenna carica del mio zaino e faccio appena in tempo a dire…ma secondo te…che Lei di imperio dice “SEGUI QUEL PALLONCINO E’ IL TUO”. Il dado è tratto avrebbe detto un famoso condottiero.

Ore 9.25: dopo l’inno, il nostro Inno, che prima di ogni maratona risuona solenne e fa salire ulteriormente la già forte emozione, si sciolgono i nastri delle griglie e, moderni gladiatori, si avanza verso la linea di partenza pronti a scatenare la battaglia ed anche la musica sparata dagli altoparlanti sale; caspita se sono avanti questa volta!

La partenza sarà a 200 mt, dietro di me migliaia di persone; in questi ultimi momenti si sente solo il proprio respiro e quello di chi ti sta accanto, da lì ad un istante il colpo di cannone del via e nulla sarà più uguale. Il tempo sul cronometro inizierà a scorrere ma quell’attimo rimarrà congelato nel tuo cuore, ancora una volta; si guarda a terra oppure  nel vuoto ed in questo suo girovagare lo sguardo volge improvvisamente a sinistra e dietro le barriere…Il Coach, arrampicato sulle barriere cerca gli amici del gruppo!  Giusto il tempo di un solo gesto della mano, il pollice alzato… un lieve cenno del capo… ed un sorriso solo abbozzato, tutto è pronto, anche questa volta.

Ore 9.30 START: colpo di cannone e coriandoli tricolori.

Ore 13.15….sono seduto nello spogliatoio, in silenzio. Sono stanco ma ho la mia medaglia al collo. A fianco a me lo zaino che Lei ha custodito finora dopo avermi applaudito al traguardo. Tiro fuori dallo zaino la maglietta di Never Give Up running: ora sì che è il momento di indossarla, con il sorriso sulle labbra.

È ora anche di cercare il coach per informarlo del risultato, ma sta correndo per seguire le staffettte: ci sentiamo al telefono ma sono troppo confuso per comprendere cosa mi dice.

Ore 20.00: pizzeria vicino a casa. Lei mi guarda e mi dice “questa non è l’ultima…” ed io rispondo “non lo so ma per un po’ basta”…dopo qualche fetta di pizza Lei dice “certo che Valencia….”

Questo il racconto della mia sesta maratona la MILANO MARATHON 2017.

Lo so, ora vi starete chiedendo…..e la gara dov’è? La gara è quella che vi ho raccontato, l’attesa, le paure e le emozioni che precedono il via e che si susseguono dopo l’arrivo: il resto non è altro che un lungo tappeto rosso che percorriamo tra gli applausi della gente e le mani dei bimbi che ci chiedono il “cinque” mentre andiamo a ritirare la nostra medaglia.

Il tempo? 3h24’12. 

Inutile dire che avevano ragione loro, Lei ed il coach, ormai lo avete capito non poteva andare diversamente.

E per chi si fosse chiesto chi è Lei…….beh Lei è la moglie del maratoneta.

Grazie.

Questa volta sarà difficile scrivere seguendo una logica.. proverò a farlo almeno seguendo un ordine cronologico.

Innanzitutto devo ringraziare Lidia e Marco: senza di loro non avrei partecipato alla staffetta della Milano  Marathon 2017 del 2 aprile 2017.

Venerdì sono andata a ritirare i pettorali per le 2 squadre di Never Give Up running: il nuovo Village in P.le Carlo Magno era davvero allestito bene. Finalmente, per la prima volta a Milano, non sono scappata via dopo aver recuperato l’occorrente per la gara, anzi ci sono tornata anche il sabato per rivedere meglio alcuni stand.

Sabato ho anche avuto fortuna: oltre ad incontrare amici come Paolo di Verde Pisello, Roberto Nava, Manuela delle Wir e Silvio Omodeo, ho conosciuto Carlotta (Running Charlotte), Giuseppe Tamburino e avuto modo di fare i complimenti per il Village a due organizzatori di RCS Sport.

Piena di entusiasmo per il pomeriggio, mi sono presentata insieme a Vincenzo (la mia dolce metà) alle 19.30 in una pizzeria dove alcuni amici di Torino ci stavano aspettando: non mi era mai capitato di stare a tavola con ben 11 maratoneti!

La serata è stata davvero piacevole: piatti di pasta, birra e continue domande rivolte ad Elena (una donna non solo tosta ma super simpatica!) su che cosa fosse meglio mangiare per evitare di rimanere bloccati dal 30° km in poi.

L’entusiasmo delle persone a tavola era tangibile: molti di loro erano alla loro prima maratona e ci si scambiava pareri su qualsiasi argomento… ma la cosa che più mi ha affascinato era la loro emozione, la tensione che cercavano di nascondere con risate e chiacchiere.

L’emozione degli amici di sabato sera non è sparita andando a dormire. Dopo averli salutati ho pensato che esattamente 365 giorni prima anche io ero nella loro stessa situazione e così domenica mattina mi sono presentata alla fermata della metropolitana di Palestro come se fossi tornata indietro nel tempo.

Il mio cervello ha ripercorso quello che avevo provato l’anno scorso: gli spazi divisi per gli atleti, i servizi di sicurezza con le loro postazioni, gli spogliatoi, il deposito borse… ma.. soltanto quando, appesa ad una transenna accanto alla partenza, ho sentito l’inno nazionale e lo speaker che iniziava il conto alla rovescia, il mio cuore è esploso! L’emozione di Milano 2016 e di New York (le mie maratone del 2016) mi ha travolto e in quel momento ho capito che cosa significa prepararsi per una maratona, perchè lo si fa e perchè lo si vuole fare ancora, ancora e ancora.

Ho cercato tutti gli amici in mezzo alla folla: alcuni sono riuscita a salutarli, ma non tutti. Ma il mio pensiero era con loro… e lo è stato per tutta la gara.

Trenta minuti dopo iniziava la staffetta della Milano Marathon: le due squadre di Never Give Up running erano cariche, emozionate e prontissime!

Il tempo ci ha regalato una giornata senza pioggia e a tratti calda. Tutto il resto lo hanno fatto gli amici: Vincenzo, Filo,Desy, Pio, Andrea, Clara, Marco hanno dato il massimo, correndo “come se non ci fosse un domani”… ed è per questo che tutti alla fine eravamo contenti e soddisfatti.

Non ci sono parole per descrivere l’atmosfera che si crea quando si fanno gare a staffetta: ci si aspetta, ci si incoraggia, ci si cerca e ci si rincorre! E’ davvero fantastico pensare che la corsa possa essere anche un vero gioco di squadra.

Foto, sorrisi, pacche sulla spalla, sudore, divertimento, attese, incitamenti, risate, camminate tra una frazione e l’altra: ecco che cosa mi ha regalato Milano domenica!

… dimenticavo: non mi era mai capitato di fare da lepre (tra l’altro senza saperlo) e soprattutto di esserlo per un amico. Giovanni ha così fatto il suo personal sui 10 km (e direi anche sugli 11!!). Mitico Gio! (però la prossima volta mi guarderò le spalle! ahaha)

 

Foto Village Milano Marathon

 

 

Foto Maratoneti Milano Marathon 2017

 

Foto staffetta Milano Marathon 2017 (le foto con il logo Never Give Up running sono di Thatiana)

 

 

Stanca, felice, non soddisfatta del tutto, felice, svuotata, felice.

Ecco che cosa si prova dopo un week end come quello della mezza di Torino. 

La Santander è una mezza davvero tosta: lo avevo constatato già l’anno scorso con il suo doppio giro per completare i 21 km della gara. Torino, tra l’altro la mia città, regala salite e discese a gogò. 

Chi, come me, si allena a Milano, deve davvero preparla bene per riuscire a non trovarsi con le gambe completamente bloccate a solo metà della gara.

Quest’anno la novità di un percorso a giro unico mi ha regalato 1 ora e 39 minuti di emozioni: dopo essere partiti da Piazza San Carlo, passando poi davanti alla Gran Madre, abbiamo percorso in lungo e in largo il Parco del Valentino (le salite..) arrivando nella zona dove sono cresciuta (ragazzi grazie per la salita di Via Garessio!!…) e arrivando poi in Corso Unità d’Italia. Percorrere tutte queste strade senza macchine, ha fatto passare in secondo piano la pioggerellina che ci ha accompaganto per tutto il tempo.

Un’emozione dopo l’altra si sono mescolate alla fatica che le mie gambe hanno iniziato a sentire a metà gara: nonostante un  4’28” al 12 kilometro, pensavo che non ce l’avrei mai fatta a finire la gara… ma oggi non si poteva mollare, oggi ancora più del solito.

Sì perchè Amedeo, Carlo ed io oggi ci siamo presentati alla partenza con le prime magliette di Never Give up running: per me, che sono super scaramantica, pensare di cambiare un’abitudine e non fare bene la gara sarebbe stato un disastro! 

Il ritorno verso Piazza Vittorio, scivoloso a causa del pavè bagnato, non è stato facile, ma ormai, quasi arrivata, il pensiero che le mie bimbe, mio marito e gli amici fossero al traguardo ad aspettarmi, mi ha aiutata a non mollare.

Obiettivo centrato in pieno!… anzi no: 1 minuto in meno per me e ben 6 minuti in meno per Amedeo!!

Ma Torino questo week end mi ha regalato anche altre emozioni: rivedere vecchi amici, conoscerne di nuovi come Max e Andrea ed Elena, correre con il mio coach, condividere con tutti l’attesa della partenza , le chiacchere post gara e il pranzo tutti insieme.

Ebbene sì: felice del tempo di gara, ma ancora più felice per aver avuto vicino tante persone con le quali ho passato davvero delle bellissime ore insieme… ah sia chiaro: alle 4 del pomeriggio è uscito un sole splendido!

 

 

 

 

 

 

Era da un mese che cercavo, tramite la mia amica Francesca, di prendere parte ad una lezione di Vanes.

Tra i vari impegni non sono mai riuscita ad andarci fino ad oggi. Finalmente mi sono presentata con qualche minuto di anticipo al Parco di Segrate dove Vanes stava preparando tutta l’attrezzatura per la sua lezione.

Il TRX Suspension Training è basato sull’utilizzo di due fasce appese ad una porta, al soffitto o, nel nostro caso, ad un albero e dotate di due maniglie. Tutto il lavoro sta nell’ assumere posizioni statiche o ripetute dinamiche usando il peso del proprio corpo e l’inclinazione dello stesso.

Significa quindi che tutti gli esercizi che si possono fare con i pesi, con gli elastici o a corpo libero, vengono effettuati migliorando al massimo la loro funzione: l’istruttore infatti non solo corregge la postura nei vari momenti di lavoro, ma la sua presenza è fondamentale per aumentare o diminuire il carico dell’esercizio.

Questo significa che con il TRX si possono fare moltissimi esercizi per prevenire gli infortuni, per sviluppare la potenza muscolare, per migliorare la mobilità ed la propria elasticità.

Vanes mi ha accolto con un grande sorriso: sarà per il suo accento emiliano, sarà perchè eravamo in un parco con una splendida giornata di sole, ma mi sono sentita subito a mio agio.

Mi ha spiegato quei 2-3 termini che mi sarebbero serviti per la lezione e mi ha chiesto di raccontargli il mio trascorso sportivo.

Iniziata la lezione (eravamo in 9 e il gruppo era davvero affiatato) dopo il riscaldamento, Vanes ha iniziato a farci lavorare sui bicipiti femorali e sulle anche. “Facile” ho pensato… “in fondo corro da 1 anno, gli esercizi non li sentirò neanche!”

Non vi descrivo invece la difficoltà che ho avuto solo per mantenere la posizione.. figuriamoci a fare gli esercizi dinamici! Gambe, braccia (ho scoperto di avere dei muscoli che non avevo), spalle: 50 minuti davvero tosti dove ogni singolo muscolo del mio corpo ha lavorato come non mai.

L’allenamento di oggi era di gruppo: ciò significa che abbiamo lavorato un po’ su tutto il corpo. Vanes però è istruttore del gruppo TRX Milano e quindi disponibile anche a lezioni personalizzate ed inoltre è un grande appassionato di nutrizione.

Insomma Vanes e le sue lezioni di TRX sono una valida alternativa per le persone che, come me, hanno bisogno di rinforzare varie parti della muscolatura facendo un lavoro mirato ma divertente.

 

Ci sono volte che ti svegli presto per partecipare ad una gara per la quale ti sei preparato per mesi: la concentrazione è già a mille dalla sera prima per definire tutti i dettagli che ritieni importanti e che ti fanno sentire più sicuro, più carico.

Altre volte invece ti svegli presto per partecipare ad una manifestazione in cui, nel mio caso, sai che non dovrai correre ma solo camminare.. eppure la concentrazione è la stessa.

I preparativi per il ritiro delle sacche per tutto il gruppo di Never Give Up running, la consegna delle stesse, il viaggio in auto per arrivare a Torino: tutto studiato insieme a chi collabora con te.

Torino ci accoglie con una bellissima giornata di sole. Quasi 16.000 persone presenti per raccogliere fondi per la ricerca universitaria sui tumori. Una festa nata tutta in rosa che quest’anno, in modo particolare, ha coinvolto talmente tante presenze maschili da non avere nelle ultimissime ore di iscrizioni numero sufficiente di magliette.

Perchè le malattie non guardano il sesso o l’età: essere presenti in manifestazioni come Just the woman I am è un gesto forte che ti fa capire come l’unione può fare la differenza.

Arrivata in Piazza San Carlo la festa era già iniziata: musica, palloncini colorati, corsi di fitness e tantissimi stand davano quella piacevole sensazione di gioia ed allegria. Nell’attesa che il gruppo si riunisse, mi sono accorta di come un evento di questa portata ti dia la possibilità di incontrare vecchi amici e di conscerne di nuovi.

Infilate le magliette ed i pettorali, i ragazzi, anzi a dire il vero, le ragazze del gruppo che volevano partecipare correndo, si sono fatte spazio tra la folla per guadagnare spazio nella prima fila. 

Il resto del gruppo, composto anche da mamme e papà con passeggini, si è invece tenuto un pochino più indietro così da potersi godere lo spettacolo delle centinaia di palloncini rosa che sono state liberate in cielo al momento dello sparo per il via.

Sono stati quasi 6 km di chiacchere, risate, incontri. Il nostro “grandissimo” sprint all’arrivo ci ha fatto guadagnare l’applauso di chi osservava la manifestazione lungo tutta via Roma.

E’ stata una gara diversa da quelle a cui sono abituata a partecipare: un momento, tra le giornate frenetiche di lavoro e di quotidianietà, che serve sempre per farti pensare a come una semplice camminata/corsa alle volte possa aiutare davvero qualcuno e nello stesso tempo quanto possa regalare a te una splendida giornata.

Credo proprio che diventerà un appuntamento fisso per il gruppo di Never Give Up running.

 

Photo by GAIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bello davvero davvero bello!

Oggi insieme a Lidia, Max ed Amedeo ci siamo trovati nella palestra New Life di Vimercate per provare un allenamento di triathlon indoor.

Grazie a Davide Redaelli di TRINDOOR, ci siamo cimentati in 20 minuti di nuoto, 30 di bike e 20 di corsa. Tutto rigorosamente sotto il controllo e l’assistenza dei ragazzi del team.

Il cambio di abbigliamento, il cambio di specialità e anche di ritmo (nella parte di bike abbiamo raggiunto un ottimo livello di cardio) mi ha davvero entusiasmata: non è facile passare da uno sport all’altro e mi rendo conto che abbiamo sicuramente fatto solo un piccolo assaggio di quello che poi un vero triathlon ti porta a fare: il motto di oggi infatti era Try to Tri, ma, nonostante non ci fosse una vera e propria competizione, l’adrenalina ci ha sostenuto per tutto il tempo e ci ha fatto davvero divertire!

Inutile dire che tornata a casa sono collassata sul divano.. ma non posso fare altro che ringraziare i miei compagni di avventura e ancora una volta il Team Trindoor. Ragazzi provateci anche voi!

 

 

 

 

5 febbraio 2017. Ore 6.30: suona la sveglia.
 
Scendo dal letto. Anzi no… Mi butto letteralmente giù (é domenica).

Ok, mi devo preparare per la gara: colazione, doccia, abbigliamento (tutto già pronto dalla sera prima, perché so che il cervello inizierà a connettersi più tardi!).

Vincenzo, il mio compagno di gara (e non solo), e io saliamo in macchina.
Meta: Parco Reale di Monza. 
Fa freddissimo e il tempo non promette bene.
Arriviamo a destinazione, e tutto fa pensare ad una qualsiasi gara nel periodo invernale: c’è la zona per ritirare le sacche e le magliette (bellissime, tra l’altro), c’è il deposito borse, lo speaker, la musica… Insomma, tutto quello che ci si aspetta di trovare prima di un evento sportivo.
Ma subito percepiamo che c’è qualcosa di diverso, questa volta.
Ci sono sorrisi: di chi ti consegna la maglia, di chi ti ritira la sacca, di chi ti offre da bere, di coloro che ti danno indicazioni utili. Sono quei sorrisi che ti fanno sentire come tra amici: quei sorrisi che solo le persone che fanno qualcosa in cui credono veramente possono regalarti.
Persino il pensiero della corsa passa in secondo piano. Eppure oggi é come tutte le altre volte: ci sono i rituali pre gara da seguire. In fondo molti “atleti” partecipano a queste gare brevi per imparare a gestire la concentrazione, lo stress ed arrivare a conoscere meglio il proprio stato fisico.
Ma non puoi non festeggiare con tutti i presenti, non puoi non partecipare al coro di voci che all’improvviso urla “Wir!!” durante il riscaldamento con la musica.
Ecco, siamo dietro la linea di partenza.
Pronti…. VIA!
Inizio a correre in compagnia.. oggi piove, fa freddo, il ginocchio e la caviglia non sono a posto e chiacchiero (come sempre).
Dopo 2 km però decido di prendere un altro ritmo, quello che più mi appartiene in questo periodo.
Inizio a superare, sento che vengo seguita da un ragazzo che alla fine della gara mi ringrazierà per avergli dato il ritmo.
Sto correndo come piace a me. Mi sento bene e questo mi rende felice.
10 km. Ecco l’arrivo, il traguardo!
Che figata! Bello il percorso nel parco di Monza, eccezionali i volontari per strada che, oltre a indicarti la strada, fanno anche da supporters. Bellissimo arrivare e sentire il proprio nome pronunciato con entusiasmo al microfono.
Ma non finisce qui… Nonostante la pioggia battente, Vincenzo (che oggi ha fatto il suo personal best!) e io non abbiamo ancora voglia di andare a casa.
Così decidiamo di farci coccolare ancora un po’ da questa atmosfera che le Women in Run, l’associazione di Jennifer, Max e Manuela, e tutti i volontari hanno creato oggi.
Ragazzi, che dire? Questa é stata la prima gara gestita da loro… E, permettetemi di dire: “Buona la prima!”
 
 
 
 

 

Milano, 23 novembre 2016.

Sono seduta sul divano in una piovosa serata di Milano. Ormai fuori fa freddo e il cambio dell’ora solare non aiuta per niente a godersi le giornate quando si esce da lavoro.
Ogni tanto guardo il mio garmin ancora fermo al 6 novembre 2016. 42 km e 300 mt.
Chiudo gli occhi e la prima cosa che vedo é il sole. La prima cosa che percepisco é il freddo. La prima cosa che sento é il suono di mille voci che chiamano il mio nome oppure urlano “Italiaaaa”
É fantastico: ovunque guardo ci sono persone di ogni età, di ogni estrazione sociale, di ogni religione che ti applaudono, vogliono darti il cinque, sorridono e gioiscono quando tu contraccambi.. ragazzi.. bambini.. adulti che a furia di saltellare e urlare questa notte sicuramente dormiranno di sasso.
Sono 25 km che é così: solo i primi 4 km scarsi del ponte di Verrazzano sono stati tranquilli.
Dopo l’inno americano cantato dal vivo da una splendida voce femminile e una seconda voce che ci dava il via con il consueto sparo, il vento di Staten Island ci ha accompagnato in questi primi km, dove solo ogni tanto si sentiva qualcuno parlare.
Finito il ponte.. un BOATO.. Non ho mai avuto così tanta pelle d’oca… Entusiasmo,gioia, allegria ti pervadono completamente. Inizi a sorridere.. non puoi non farlo, é impossibile non farlo..neanche ti rendi conto che stai correndo e intanto sorridi.
Per un attimo ti dimentichi della fatica degli allenamenti, della solitudine nell’aver spesso corso da sola, dei dolori dei tuoi infortuni, della paura di non farcela che ti ha accompagnato fin lì .. e ti rendi conto che corri solo per cercare di dare la mano a più persone possibili, che sono lì per te, per divertirsi con te, per tifare per te perché sanno quale é il tuo obiettivo e per loro é un’ambizione da rispettare al massimo. “You do it” sì.. aspe…devo ancora arrivare però… ma per loro sei un eroe. Ti dispiace quasi quando incontri qualcuno che ti offre una caramella, un frutto, un Mars e non li prendi. .. vorresti fermarti per dire che apprezzi ma non puoi mangiarlo in quel momento… vorresti allora prendere tutto ciò che ti viene offerto.. ma come cavolo faccio poi a correre e dare il cinque alle altre centinaia di persone che sono lì? Ok ok.. concentriamoci: abbiamo la tabella sul polso: come sta andando? Cavoli sono troppo veloce.. “Oh guarda che figata!! Suonano e ballano dal vivo.. cavoli che bravi quei ragazzi…” ed eccoci a 25 km. Praticamente ho finito quello che sarebbe stato il percorso della mezza di NY e sono sotto il tempo stabilito dalla mia tabella… OK, dai Sara… concentrati, oh cavoli! Guarda che figata: “If Trump runs for president… You can run this!” Ahah no vabbè!! E ce ne sono mille altri di cartelli così. Oppure ci sono le foto a grandezza NATURALE (giuro!) degli amici che corrono.. che quando arrivano si fermano a salutare tutta la famiglia, i parenti vari e gli amici! Fantastico!! Aahaah.. ok, però basta… ora mi devo preparare perché tra poco c’è il famoso ponte di Queensborough. Dicono tutti che da lì in poi ti puoi venire la famosa crisi.. il muro insomma… quel famoso momento in cui il tuo cervello ti dice che sei un cretino e che é meglio che ti fermi.
Ecco ci siamo.. attorno a me non sento più  nulla… silenzio…mi sembra di essere tornata ai tempi in cui uscivo alle 6 del mattino dalla discoteca e non sentivo nulla se non un ronzio nelle orecchie… attorno a me vedo un paesaggio spettacolare: i ponti di NY regalano davvero brividi e il sole di oggi sicuramente é stato un regalo pazzesco. Salita… molti iniziano a rallentare e la mia corsa iniziata già  dalla partenza a zig zag, ora diventa più impegnativa perché le persone che si fermano sono davvero tante.
Inizio a preoccuparmi.. il ginocchio fa male come sempre, ma io oggi non sento nulla (o non voglio sentire…) mi sembra di avere le energie e il fisico di una 20enne.. ricontrollo tutto. Faccio un check del corpo e mi ricordo di prendere l’ennesimo integratore.. ma per il resto mi sembra di stare bene.. non faccio in tempo a pensare a queste cose che alla piccola curva a sinistra con cui il ponte finisce in discesa sento di nuovo un boato.. quasi questa volta mi spavento.. O mamma mia ma quanta gente c’é!!! Pazzesco!! “Guarda quelli sui pali della luceee… e quelli sulle statue! Sono pazzi!!!” Fantasticamente pazzi! Ed eccomi qui a ridere di nuovo.
Questa volta mi sposto a sinistra per dare il cinque a tutti.. perché tutti sono lì con la mano tesa. Che figata! “Go Sara go!”
Non é possibile.. se penso al percorso sulla cartina.. io non mi ricordo come sono arrivata poi fino al 38 km… ma l’unica cosa che ricordo sono i sorrisi delle persone, le loro voci e i nomi Italia e Sara che continuano ad essere urlati mentre passo.. alzo gli occhi dopo l’ennesimo rifornimento.. eccola lì la famosa 5th Avenue. 2 km circa di salita bastarda: vedo le persone al fondo della strada che sembrano in alto da quanto é in salita.. assurdo.. ma io devo andare lì.  Ora sono contro sole.. fastidioso.. ma nessun problema: mi sposto di nuovo a destra (anche se ora correre é davvero un’impresa a causa delle decine e decine di persone che ormai camminano) e mi concentro di nuovo a dare il cinque e a farmi chiamare così da essere aiutata in questo ultimo sforzo.
“Up your hands for Italy!” urlo e le persone vanno in delirio.. un signore di colore si mette a correre con me fino a quando un poliziotto (senza alcun modo brusco) lo ferma.. ma io intanto sono arrivata in cima.
Mi sento un leone.
Non sono mai stata meglio in vita mia…
e ora.. cambio passo: dai piccoli passettini che mi sono imposta sulla salita della 5a strada ora voglio correre come so fare.. ora le gambe hanno deciso di correre con la mia falcata massima.. quella che solitamente uso per gli allenamenti in velocità.  Non penso: e non credo di averlo realmente fatto mai una volta durante la gara.  Mi faccio solo prendere dall’euforia dell’aver capito che ne ho ancora e non solo per nulla stanca…
Supero, forse ora anche in malo modo a causa della velocità e della strada che solo ora entrando in Central Park é più stretta, ..supero una marea di persone che ormai sono anche loro alla fine come me e quasi tutte partite nelle wave prima della mia.
Corro come se avessi appena iniziato a farlo.. come se fossi ancora al ponte di Verrazzano e mi avessero detto: “devi solo fare 2 km e sei arrivata”.. corro talmente tanto che, arrivata poi in albergo, mi sono accorta di aver fatto l’ultimo km a 4.40… eccolo lì il traguardo!! Alzo le braccia e penso “sorridi” e mi accorgo che già  stavo sorridendo.. perché ho sorriso per tutta la gara…ARRIVO…e rallento e mi fermo. “Io vorrei correre ancora!” Urlo entusiasta!!! E intanto una ragazza mi mette la medaglia e mi dice: “congratulations!” La bacio e l’abbraccio. Così come il ragazzo che mi fa la foto!! Cammino di qua e di la come se mi avesse morso una tarantola: ringrazio chi mi dá la sacca, chi mi dá il pacco gara e urlo quando ci dicono “congratulations!” Perché tutti ma proprio tutti te lo dicono!!  Saltello fino all’uscita come una bambina che é appena stata al luna park.. felice come non mai. Il sorriso sulle labbra e quella dolce sensazione di sapere di essere un leone. #nevergiveup